Fabrizio Brignani: da Palacio al Pisa, più forte degli infortuni

Quando la forza di volontà va oltre gli scherzi del destino. Fabrizio Brignani lo sa bene. Il difensore classe '98 di proprietà del Bologna è al primo anno tra i professionisti, con la maglia del Pisa, dopo due infortuni seri negli ultimi anni. A raccontare la propria storia è lo stesso Brignani a La Giovane Italia.

Partiamo dalle gioie: il gol contro l'Olbia che vi ha regalato tre punti in questo mese di marzo.
"Schema su palla inattiva, ho impattato bene la palla di testa sul secondo palo. L'esultanza è stata liberatoria, venivo da un periodo in cui non giocavo ma non potevo dir nulla, dal momento che la squadra stava facendo bene senza di me. Mi allenavo tanto, insomma, ma i risultati personali non arrivavano. È stato bello rientrare e siglare il gol decisivo. Sono felice di essermi reso utile per la squadra".

Di solito un giovane va in prestito in piccole piazze di Lega Pro. Come vivi il rapporto coi tifosi?
"Averne così tanti è uno stimolo e un incentivo a fare meglio. Non mi impaurisce giocare davanti a migliaia di persone, anzi: quando ti trovi col fiatone e la stanchezza ti fa sentire, la gente ti sostiene e ti da una mano per non mollare fino all'ultimo. Non ho scelto Pisa per caso: giocare in una piazza del genere ti abitua sin da subito a palcoscenici importanti".

Come ci sei arrivato in nerazzurro?
"Il mio agente mi ha fatto capire che non c'era grande interesse dalla Serie B. Poteva portarmici ma non sarei stato una prima scelta. Io volevo una squadra che mi volesse al 100%, non un team titubante. Appena mi è stato detto Pisa non ho avuto alcuna difficoltà a dire sì. Anzi: il blasone del club e la grande forza societaria mi hanno spinto ad accettare senza pensarci troppo. Mi sentivo pronto per iniziare quest'avventura e son convinto che Pisa sia stata la scelta giusta".

Però non è semplicissimo trovare spazio.
"Ho giocato più nel girone d'andata che in quello di ritorno ma sto notando una certa crescita nel mio percorso e di questo sono contento. Anche perché siamo in un girone difficile e contro attaccanti di grande esperienza. Son partito bene, poi ho pagato certi errori di inesperienza e ne faccio tesoro: servono per crescere e non sbagliare più in futuro".

Torniamo a Bologna: le convocazioni in A, la tanta Primavera e gli infortuni.
"Ho un solo rammarico di quel periodo: il mancato debutto in massima serie dopo le undici panchine, sarebbe stata una bella emozione. Ma forse ci arriverò lo stesso tramite un percorso più lungo. È stato un vero peccato infortunarsi sul più bello, forse le cose sarebbero andate diversamente. Ma non ho mai pianto sul latte versato, ho preso il buono di quanto successo. Ho una maggiore forza mentale nata dai cinque mesi di stop nel 2016 per colpa del malleolo peroneale e dai quattro mesi ai box nel 2017 a causa del crociato. Sono stato bravo a non farmi prendere dalla foga: rientrando dal secondo infortunio, mi sono preso un anno per recuperare al meglio, scegliendo di rimanere in Primavera da fuori quota piuttosto che andare in giro per l'Italia in una condizione fisica non ottimale. Mi sono rimesso in sesto, ho ritrovato la giusta condizione e mi son fatto trovare pronto per debuttare".

E gli allenamenti con la prima squadra?
"Ricordo i ritmi altissimi e la qualità degli allenamenti. Bisogna stare concentrati altrimenti non ci stai dentro. Un giocatore indimenticabile è Palacio: mi ha dato un'idea di umiltà e semplicità che non mi immaginavo. Lo stimo tantissimo prima come uomo e poi come giocatore. Una persona fantastica, sempre pronta a darti un consiglio. Quando avevo bisogno di parlare con qualcuno, lui era sempre disponibile".

Torniamo ancora più indietro: la Cremonese.
"La mia esperienza più lunga, otto stagioni consecutive. Praticamente son cresciuto lì, vicino casa. In grigiorosso c'è ancora mio fratello, il più piccolo, Federico. Però non è stata la mia primissima squadra. Prima ci fu il Castello Ostiano: ci andai a quattro anni, mi fermavo a guardare gli allenamenti di Simone, il fratello più grande, perché sapevo che gli mancava sempre il decimo per le partitelle. Quindi iniziai a giocare subito con i più grandi".

E il resto della famiglia?
"Mamma e papà mi hanno sempre aiutato in questo percorso. Ricordo che a gennaio 2016, quando mi chiamò il Bologna, ero contentissimo. Non avevo paura di vivere da solo perché desideravo da tanto tempo di dedicarmi completamente al calcio in un vivaio di Serie A. Mia madre non era convinta al 100% ma disse di sì perché era felice per me. Mentre mio padre mi accompagnò di persona a Bologna, mi ha sempre appoggiato anche quando questo ha significato vedersi una volta sola a settimana, nel giorno libero".

Da giorno libero a tempo libero: hobby?
"La lettura, amo le biografie degli sportivi: mi piace capire come ragionavano i grandi campioni, perché la mentalità è tutto a certi livelli. La più bella? Quella di Mike Tyson. Quale sto leggendo al momento? La storia di Muhammed Alì. Non solo calcio, insomma: pugilato ma anche tennis e altro. Campioni di ogni sport insomma".

Dopo tanto passato pensiero al futuro: oltre il calcio come ti vedi?
"Al momento mi vedo solo nel calcio. Dovessi avere una bella carriera, probabilmente resterei nel mondo del pallone anche dopo aver smesso. Se andasse male, mi metterei a studiare. Non so cosa, mi iscriverei all'università come vuole mamma, solo che adesso sono troppo occupato per frequentarla. Intanto ho preso il diploma da ragioniere preso senza perdere nemmeno un anno".

Chiusura con la regola sugli under: la condividi?
"Un giovane che ha voglia ed è forte, gioca. Servono aiuti per far emergere i ragazzi bravi ma penso che un giocatore, a qualsiasi età, deve meritarsi il posto".

Brignani alla Cremonese