Filippo Serena fra i top in C. Tra stadi e università

Dedizione e senso del dovere. In campo e in aula. Filippo Serena, classe '99, è uno dei prospetti più interessanti del nostro panorama calcistico. Al punto da essere nella Top 10 del ranking di Serie C de La Giovane Italia dopo una bella stagione, la prima tra i "grandi", al Pontedera, in prestito dal Venezia. Il tutto frequentando l'università e portandosi sulle spalle un cognome pesante, quello di papà Michele, ex giocatore di Serie A e attualmente allenatore.

Primo anno in C terminato. Con una crescita certificata dal nostro database che ha premiato le tue 35 presenze.
"Non pensavo di giocare così tanto, sinceramente. Mi son trovato bene, quello di Pontedera è un ambiente ideale per i giovani per crescere. All’inizio non è stato semplice, ho incontrato la classica difficoltà del salto dalla Primavera ai professionisti. Poi io venivo dalla Primavera 2, quindi è stato anche meno facile. In un paio di mesi mi sono ambientato perfettamente al punto da trovare continuità in campo: devo ringraziare tanto mister Maraia che ha creduto in me sin dall'inizio".

Quale è stata la difficoltà più grande?
"Adeguarsi al ritmo. Quello di C è diversissimo dal corrispettivo nel calcio giovanile. In Primavera era tutta un'altra cosa. Nessun problema, invece, per quanto riguarda l'ambiente: dopo un decennio al Venezia ero al primo anno fuori casa ma tutto è filato liscio".

Pontedera culla felice per i giovani. Eppure per crescere servono anche gli over...
"Da noi erano pochi ma con grande personalità: Mannini, Caponi, Vettori, gente che la categoria la conosce benissimo. Abbiamo imparato tanto da loro, ci hanno aiutato in tutti i modi possibili. Ci hanno trasmesso tanto: sono stati un esempio per noi. E devo citare anche Calcagni che non sarà un over con chissà quale età, visto che è un classe '94, ma che mi ha aiutato in particolar modo a crescere".

Peccato aver perso i playoff all'ultimo.
"C’è rammarico perché dopo una stagione così bella, passata largamente in zona playoff, ci siam fatti sorpassare in extremis. Sarebbe bastato un punto nelle ultime due partite. E invece, tra episodi sfortunati e avversari per niente facili, non ce l’abbiamo fatta".

Come ci sei arrivato a Pontedera?
"Era arrivata la proposta dal club toscano. Con il Venezia ci siam visti e ci siam detti che sarebbe stato meglio partire dalla Serie C piuttosto che rimanere in B e non giocare. Una scelta azzeccata, visto che ho trovato continuità e compagni disponibilissimi".

Il tutto sempre studiando...
"I miei genitori mi hanno sempre martellato con lo studio. E così mi son diplomato in ragioneria senza mai un debito. Anche se è stato faticoso con qualche prof che si lamentava per le troppe assenze. In tanti tra i docenti, però, hanno capito la mia situazione e mi hanno sostenuto. E poi mi sono iscritto all'Università: frequento la facoltà di economia a Venezia, son dell'idea che nella vita bisogna lasciarsi aperte più possibilità. Non so cosa succederà un domani però so che con questa laurea potrei avere un futuro anche in banca o nel settore delle assicurazioni. Non è facile unire il calcio professionistico con lo studio però finora ce l'ho fatta. Certo, ogni tanto ti pesa dover stare sui libri la sera mentre gli altri si divertono, però son riuscito a ritagliarmi i miei spazi di relax. E, soprattutto, ho saputo tenere separati i due settori: la tensione della partita e quella per l'esame non sono mai venute a contatto".

A proposito di genitori, papà Michele com'è?
"Da piccolo vedevo le sue partite. È facile pensare che sia stato sempre lì col fiato sul collo ma, al contrario, non mi ha mai forzato. Mi ha sempre lasciato scegliere in serenità: ho iniziato a giocare a calcio perché piaceva a me, non perché me l'ha imposto lui. Non è mai stato invasivo e ancora adesso, prima delle partite, si fa sentire raramente. Preferisce chiamarmi dopo, a risultato acquisito. Lo ringrazio perché non mi ha mai pressato e per i preziosi consigli che mi dà, sia da padre che da uomo di calcio. Essendo stato calciatore sa cosa dirmi e in che maniera dirmelo".

E poi, in famiglia, c'è anche tuo fratello Riccardo, classe '96, ora al Padova.
"Diciamo che il calcio è una componente importante nella mia famiglia. E mi dispiace per mamma (ride NdR). Scherzi a parte, devo ringraziare tanto anche lei perché se io e mio fratello abbiam potuto inseguire il sogno di diventare calciatori tanto merito è suo: visto che papà, per ovvi motivi, era sempre impegnato, era lei a portarci in giro continuamente per permetterci di giocare. Tornando a Riccardo, con lui c'è un bel rapporto, molto sincero: ci sentiamo spesso, chissà se un giorno ci ritroveremo insieme in squadra".

Magari con Serena senior allenatore.
"Ridendo ci abbiamo pensato. Scherziamo molto su un eventuale centrocampo Serena-Serena, papà dice che è una mediana da mani nei capelli (ride NdR). Nel frattempo ci accontentiamo di giocare a tennis in estate, per tenerci in forma".

Un tuo pregio e un tuo difetto.
"Corro tanto, do tutto in campo e cerco di non mollare mai. Ma sotto porta potrei migliorare: ho avuto 4-5 occasioni nitide quest'anno e un solo gol. E per nitide intendo che sarebbe stato più facile segnare".

Dovendo scegliere, il prossimo anno meglio titolare in C o riserva in B?
"Titolare in B sarebbe ancora meglio (ride NdR). Diciamo che mi piacerebbe giocare in cadetteria ma, allo stesso tempo, vorrei trovare ancora la continuità avuta a Pontedera".

Filippo Serena al Pontedera