Lgi-Napoli atto II, Palmiero per Tutino ed è subito magia

Si dice che il feeling fuori dal campo agevoli anche i rapporti sul tappeto verde. Non basta? Ma aiuta, tanto per rispolverare uno slogan in voga negli anni '90 con protagoniste le caramelle. E di zucchero ne è colato a fiumi sugli spalti cosentini del "Marulla", teatro del duetto più bello della storia a tinte rossoblù nella terzultima giornata del campionato di B. Lancio illuminante di Luca Palmiero - professione direttore d'orchestra - da 40 yard abbondanti e rovesciata in stile Gianluca Vialli di Gennaro Tutino - attaccante con le stimmate del fuoriclasse - e il gioco è fatto. Difficile anche esultare, più facile provare a stropicciare gli occhi per vedere se quella parabola sia partita realmente per ispirare l'uncinata giusta. Un gol che chiude a doppia mandata il discorso salvezza per i "lupi" cosentini, fa toccare quota dieci gol in classifica a Tutino e conferma lo stato di grazia vissuto da Palmiero.

Carta d'identità alla mano, ahinoi, i due scugnizzi classe 1996 non fanno più parte dei ranking di rendimento de La Giovane Italia, ma sono stati parte integrante di numerosi almanacchi sugli "Under 19 LGI". Una doppia testimonianza di come la crescita dei talenti, quelli veri, può verificarsi anche col tempo. Nel calcio usa-e-getta non tutti nascono Zaniolo, Kean o Chiesa, eppure, magari, arriveranno ugualmente a toccare quelle vette lì. La gavetta, spesso, non ammazza le ambizioni. Semmai le fortifica.

ATTO II: Remuntada Tutino

Gennaro Tutino è il prototipo del giocatore dotato di una buona dose di genio e una porzione pressoché identica di sregolatezza. Palla a Gennaro e tutto può succedere. Nel bene e nel male. Erano i tempi del settore giovanile del Napoli, quando Tutino era un fringuello che sgattaiolava sulla fascia e non lasciava agli avversari neanche il tempo di prendere la targa. Ma non basta. Nel calcio del 2010 non basta. Perché o sei Ribery o col fisico tascabile fai poca strada. Da qui la scelta di far irrobustire il talento napoletano mettendogli addosso un'armatura di una pesantezza inedita. Soprattutto per lui, che ha cambiato fisionomia e iniziato a rimbalzare tra un prestito in B e uno in C, quasi senza meta, fino alla rottura del ginocchio nella stagione 2016-2017, a Carrara. E quando anche il Napoli sembrava intenzionato a gettare la spugna, ecco arrivare la proposta del Cosenza. Sempre in C. Altro biglietto, ultimo treno verso la redenzione. Ne ha impiegato di tempo prima di prendersi la scena.

Piero da Grosseto. Come spesso accade in quel pianeta bislacco chiamato calcio, però, la semplice buona volontà, oltre al talento, non basta. Ecco perché a Tutino è servito un "accelleratore". Tal Piero Braglia da Grosseto, autentico "cannibale" in C ma poco altro dal campionato cadetto in poi. Ecco, se però doveste pronunciare il suo nome in un qualunque bar di Cosenza, come minimo, vi guadagnereste un caffé e un cornetto senza dover metter mano al vostro portafoglio. E sara così anche quando il maestro toscano appenderà la lavagna tattica al chiodo. Perché Braglia ha riacceso l'amore per il calcio dalle parti della città dei bruzi, regalando una promozione in B attesa tre lustri, pur avendo ereditato la panchina rossoblù, a fine 2017, con i cosentini ultimi della classe in C. In un anno e mezzo, promozione inclusa, Braglia è riuscito a portare la propria squadra alle soglie del paradiso playoff per andare in serie A. Lui, certo, ma non solo.

Vi dà mica fastidio se mangio il panino? C'è un zampino (grosso così) di Tutino nella cavalcata trionfale dalla C alla B. E dire che, quando ancora Braglia e il Cosenza erano due entità che stentavano a riconoscersi (soprattutto per via dei trascorsi catanzaresi - questioni di campanilismo in salsa calabrese - del vate di Grosseto), Tutino si era presentato al primo giorno di ritiro in shorts e occhiali da sole, addentando un pasto ricco di carboidrati, con voracità, al cospetto di uno sbigottito addetto stampa del Cosenza, Gianluca Pasqua. "Vi dà mica fastidio se mangio il panino mentre raggiungiamo il ritiro della squadra?". Certo che no. Quella che all'epoca poteva apparire una risposta di cortesia, tesa ad agevolare l'ambientamento del giocatore nella nuova realtà, oggi suona scontata e banale: alla luce di come sono andate le cose, col senno di poi, ogni tifoso cosentino sano di mente avrebbe fatto consumare il pasto basilare (ma ricco di carboidrati, appunto) al talento napoletano. "Genna', mangia ciò che vuoi: offriamo noi".

Questione di inerzia. Panino a parte, l'ambientamento di Tutino in riva al Crati è stato lungo e tortuoso, soprattutto, come detto, prima dell'avvento di Braglia in panchina. Il solito Gennaro, calciatore in grado di impersonificare al meglio l'adagio del "vorrei ma non posso": talentuoso ma indolente, scattante ma fumoso, geniale e al tempo stesso irritante. Se sei questo non fai per noi. E giù "mazzate" dei compagni in allenamento e tirate d'orecchie continue dallo staff tecnico. Un cartellino rosso per un fallo più stupido che utile, un gol fallito clamorosamente in un derby calabrese e tante maledizioni dispensate dalle gradinate del "Marulla". Ma... C'è sempre un "ma" nelle remuntade calcistiche. Quando il dio del pallone si mette in mezzo è in grado di cambiare l'inerzia della storia. Già, l'inerzia, questa sconosciuta per Tutino, che nella seconda parte del campionato 2017-2018 ha viaggiato in una direzione ostinata e contraria rispetto al resto del mondo di C. Per i difensori avversari acchiapparlo si è rivelato un'impresa titanica. Come se qualcuno avesse giocato al "piccolo chimico" manipolando lo boccette di "genio" e "sregolatezza" di cui sopra, travasando l'intero contenuto nella prima: neanche il tempo di capire che il numero 25 rossoblù si stava tuffando a velocità supersonica verso la fascia sinistra che il piede destro aveva già imboccato il binario opposto. Per tre mesi abbondanti, Tutino ha sfidato l'inerzia. E ha vinto sempre lui.

Ma è successo davvero? Dopo la promozione in B del Cosenza, ispirata da gol, assist e giocate al limite del trascendentale dell'attaccante napoletano venuto alla luce nel 1996, è iniziata un'altra rincorsa per i cosentini, apparentemente destinati alla retrocessione immediata. Manco a dirlo, a propiziare la salvezza con un turno d'anticipo è stato proprio Tutino, autore di 10 centri. L'ultimo è quello che ha fatto stroppiciare gli occhi ai tifosi del Cosenza. Su assist del "prof" Palmiero. Ma è successo davvero? Sì, Gennaro, è successo. Davvero.

Credit foto: ilcosenza.it