Ma veramente stiamo tornando forti?

Due finali ai recenti campionati europei, con Under 17 e Under 19, ci consegnano un dato di fatto. A livello giovanile, le nostre Nazionali, come conferma anche il terzo posto mondiale Under 20, sembrano godere di ottima salute.  Fin qui dunque tutto bene. Se il quesito che poniamo come titolo puo' avere un responso, altra risposta non ci puo' essere che affermativa.

C'e' pero' un lato della medaglia preoccupante. Che, quando nel testa o croce per capire se quelle premesso possano essere veritiere, ricadendo sul versante opposto, ti sbatte in faccia l'altra meta'. In Europa , dai 20 anni in su, siamo tremendamente in ritardo sul resto del movimento continentale.

Chi lo dice? Praticamente tutti. Chi lo nega? Chi ha interesse a farlo aggrappandosi al risultatismo.

Mi spiego meglio. Commentando le gare delle italiane in Youth League ma soprattutto confrontandomi con chi allena o gestisce settori giovanili di casa nostra, emerge la tematica di un gap individuale, atletico piu' che tecnico, a tratti imbarazzante. Uomini contro ragazzi potrebbe sintetizzare al meglio il concetto. Il problema e' che gli ipotetici uomini sono spesso coetanei o addirittura di eta' inferiore rispetto ai "nostri" ragazzi.

Come mai? in parte perche' molti dei nostri avversari affrontano da anni campionati piu' competitivi, con seconde squadre o format che prevedono incroci costanti tra le migliori realta' del paese.

Manca solo questo dunque? A posto stiamo allora. Abbiamo colmato questa lacuna, sia con l'introduzione dei team B che con un campionato Primavera finalmente a girone unico. Magari... A parte il fatto che di seconda squadre se ne vede una sola e che i risultati di questa format nuovo si vedranno tra qualche anno, restano altre questioni decisamente irrisolte. E forse irrisolvibili.

Primo. Il ritardo e' anche e soprattutto fisico perchè nelle nostre scuole mancano la possibilita' di fare attivita' in strutture decenti.  A corredo, a livello sociale  (dati del ministero della salute) risulta un aumento del tasso di obesita' in maniera proporzionale al consumo di junk food e di utilizzo dei tablet, come surrogato dell'attivita' motoria. Non male, a tal proposito, a livello segnale educativo, la brillante iniziativa editoriale di dedicare agli Egames una intera sezione di un sito. Dopo donnine discinte, video tragedie e imperdibili gossippate, si sentiva proprio la mancanza di affiancare il termine sport a queste nobili discipline.

Secondo allarme ormai conclamato. A calcio si gioca molto meno come quantita' di ore rispetto ai tempi dell'oratorio. Ma soprattutto lo si fa peggio. Ma come? Con una miriade di scuole calcio, accademie e compagnia danzante? Certo. Perche' prima la scrematura naturale di chi poteva fare la differenza, arrivando a giocare nelle giovanili di un club, era la strada. Ora , in nome delle pari opportunita' (ma a svariati euro versati..), tutti devono poter vestire una casacca. La valenza sociale vicina allo zero pero' nasce quando viene scoperchiato il pentolone. Dentro "bolle" il calcio che fattura e cucina ipotetici campioncini.  Il contorno pagante, fuori, serve a chi ci deve marciare o vuole illudersi.

Proprio da questo ultimo connubbio, maneggiori (non e' un refuso, ma la crasi tra maneggioni e istruttori) genitori, esce il terzo e ultimo beverone avvelenante.

Un cocktail micidiale tra competenze al ribasso, semi-inesistenti, con presunte figure professionali basate sul sentito dire o sul "te la do io la Nazionale"o, peggio, che frequentano l'ambiente per dare sfogo alle proprie deviazioni. E chi lascia in mano a questa gente il nostro futuro? Un parentado ignorante (... si spera) , con aspettative improbabili e facilmente abbindolabili dal pifferaio magico di turno.

Capite perche' poi , quando il salto e' triplo (fisico, tecnico ed anche di testa), le altre realta' europee hanno profili completi?

A noi,  bene che vada,  puo' mancare un tassello o forse due. Che gli amanti del risultatismo non mettono in evidenza perche' incapaci di capire come un allenatore bravo (come i nostri in Youth League) riesca spesso a compensare lacune evidenti con soluzioni tattiche di gruppo che evitano per lo piu' sfaceli.

Dura anche da questa parte sia chiaro. Chi critica o straparla di pallone, lo fa sempre piu basandosi sui luoghi comuni, sul sentito dire, sempre piu da tastiere di uffici e sempre meno da campi di allenamento. Peraltro blindati, come in preda a preparazioni belliche o a chissa' quale Enola Gay risolutrice...

Un bel circolo virtuoso insomma. Tutto rigorosamente made in Italy. Che inevitabilmente all'apice, in piene sinergie divergenti,  ci consegna una Nazionale zoppicante. Forse perche' le bugie, come dicevano i nonni, hanno le gambe corte.

Chiudiamo proprio con questa tematica relativa alle convocazioni. Essendo la Giovane Italia, non possiamo che felicitarci per le chiamate di Zaniolo ed ora Tonali. Resta pero' un ma. Che vorremmo evidenziare per non passare da integralisti. Abbiamo decine di calciatori di casa nostra che per arrivare a vestire la maglia azzurra hanno atteso anni e messo in casina centinaia di gare in serie A. Ora, d'accordo che il momento e' quello descritto. Ma siamo sicuri che bruciando cosi le tappe si stia facendo il bene di questi ragazzi? Non esiste gia' un gruppo consolidato dall'Under 21, con una piccola storia fatta di presenze tra i professionisti, dove pescare e promuovere? Possiamo usare un po' piu' di accortezza anche nelle dinamiche psicologiche dei vari gruppi da parte di chi questi gruppi li sta imparando a conoscere da poco tempo a questa parte.? (La frase di pochi giorni fa "Barella? avra' una ventina di presenze in A, andiamoci piano" ancora mi rimbomba nelle orecchie).

Anche perche', senza fare paragoni nocivi, non e' di molto tempo fa l'esempio di un presunto nostrano fenomeno in erba, che ha sorpassato a "destra" un intera infornata di un settore giovanile, per poi arenarsi nel nulla. E gli altri coetanei ora, piano piano, stanno salendo lassu' dove le scorciatoie portano solo nel dimenticatoio.

Paolo Ghisoni