Sangiorgi, ciak si gira! Alla regia della Pro Vercelli

Giocare con una squadra pluriscudettata non dev’essere semplice. Nemmeno se quei successi risalgono alla notte dei tempi. Perché il blasone resta, immutato, anno dopo anno. Alessandro Sangiorgi, centrocampista classe ‘99, questo lo sa, così come sa che vestire la maglia della Pro Vercelli è un onore prima ancora che un onere. La Giovane Italia lo ha intervistato dopo una stagione positiva con le bianche casacche, con 28 presenze complessive.

Una bella scalata sempre con la stessa maglia.

Dagli Allievi Nazionali ad oggi, posso dire che son cresciuto nella Pro Vercelli. Ho avuto sempre mister Grieco a guidarmi, anche negli anni della Primavera. Mi ha sempre dato fiducia, l’ha fatto anche in quest’anno di Lega Pro”.

Per ben 28 volte.

“Già, sono molto contento. Non lo credevo possibile. Anche perché ho passato gennaio e febbraio senza giocare per un infortunio. Ho iniziato da subentrante, poi a novembre ho giocato la mia prima partita da titolare e da lì, infortunio a parte, ne ho giocata praticamente una dietro l’altra. Sono soddisfatto di questa continuità: noi giovani dobbiamo confermarci a ogni allenamento e a ogni gara, perché quello del calcio è un mondo difficile”.

Primo anno “vero” tra i professionisti.

“L’anno scorso ho collezionato qualche panchina in Serie B. Ero stato anche convocato in Nazionale B ma è stata l’unica volta in cui è stato rinviato tutto (ride Ndr). In questa stagione mi son confrontato per la prima volta con i grandi in campo. Il salto dalla Primavera 2 alla Lega Pro è stato netto: non è facile giocare contro gente esperta e affermata, esserci riuscito è stato per me una crescita tecnica. Eppure agli inizi ero spaventato: c’erano tanti compagni forti, alcuni venivano pure dalla A. Poi, pian piano, ho preso fiducia in me stesso”.

Anche perché fare il regista in un club esperto non è mica semplice...

“Meno corsa ma tanta testa. Agli inizi di carriera ero una mezzala, poi mister Grieco ha deciso di spostarmi davanti la difesa. Per fortuna gli over mi hanno sempre aiutato: non mi hanno mai fatto sentire la palla che scottava. E questo vale anche per gli altri giovani. A livello personale mi sento nettamente migliore rispetto a inizio stagione. Il prossimo anno partirò con meno punti di domanda, avrò più certezze e una maggiore consapevolezza”.

Una stagione, quella attuale, terminata ai playoff.

“Siam partiti fortissimo, a livelli veramente alti. Poi abbiam avuto un periodo no proprio nel momento in cui affrontavamo le nostre rivali. Nei playoff eravamo tornati a essere quelli di prima, giocando senza paura, e siam usciti in maniera immeritata con la Carrarese. Però il calcio è questo e bisogna accettarlo”.

Da quattro stagioni alla Pro. Prima?

“All’Alcione, una squadra di Milano. Prima ancora Como, Enotria e Inter. In realtà mi avevano preso i nerazzurri ma mi girarono subito in prestito e non ho mai indossato la loro maglia”.

E poi?

“A 15 anni son andato a vivere in convitto a Vercelli. È stato complicato all’inizio perché ero e sono molto legato alla famiglia. Sentivo la distanza da casa ma per fortuna sul campo mi divertivo. E poi vedevo i miei nel weekend quindi ce l’ho fatta a resistere”.

E la scuola?

“L’anno scorso mi son diplomato, sono geometra. Per fortuna sono stato ammesso agli esami perché avevo saltato tanti giorni di scuola a causa degli allenamenti. Il prossimo anno inizierò scienze motorie all’università: avere un titolo di studio fa sempre comodo. Anche perché qualcosa bisognerà fare al termine della carriera. Meglio pensarci prima”.

 

Foto Ivan Benedetto - Pro Vercelli