La nostra intervista ad Alex Pinardi, Direttore Tecnico della Feralpisalò, che ci ha spiegato la sua idea di settore giovanile.
Dopo una carriera tra Atalanta, Modena, Lecce e altre squadre (tra cui la Feralpisalò) ora ti occupi del settore giovanile, com’è nata questa opportunità?
“Tre anni fa ho concluso la carriera allo Sporting Franciacorta e il Vicepresidente della Feralpisalò, Dino Capitanio, mi ha dato la possibilità di entrare in società. Ho cominciato come collaboratore dell’U17 e maestro di tecnica nell’attività agonistica. Dopo 6 mesi, durante il Covid, ci sono stati dei cambiamenti e mi hanno proposto il ruolo di Direttore Tecnico del settore giovanile: un lavoro legato esclusivamente al campo, per gli altri aspetti è invece presente Pietro Lodi, il nostro Direttore Generale.”
La Feralpisalò è salita in Primavera 2, un ottimo risultato per una squadra di Lega Pro.
“Quello dei 2003-2004 è un ottimo gruppo. Abbiamo fatto tanti risultati ma soprattutto voglio porre l’accento sulla quantità dei sotto età in campo. L’emblema è uno dei gol in finale di Primavera 3 contro il Gubbio: assist di un 2005 e gol di un altro 2005, i ragazzi più bravi vanno messi in difficoltà facendoli giocare con i più grandi.”
Quindi nel tuo modello di settore giovanile, i giovani vanno svezzati in fretta?
“Dal punto di vista programmatico serve il coraggio, bisogna far giocare i più bravi da sotto età perché altrimenti è probabile che impieghino “male” il loro tempo. Preferisco che un ragazzo di prospettiva segni 7 gol da sotto età piuttosto che ne faccia 20 con la sua categoria. Quando vedo che in Primavera 1 ci sono dieci 2002 in campo, penso che la direzione intrapresa sia sbagliata.”
A livello tecnico, com’è possibile raggiungere questi obiettivi?
“A mio modo di vedere non si dovrebbe parlare di moduli. Noi lavoriamo tanto sulla tecnica e – quasi – si esaspera il concetto di 1vs1, sia in attacco sia in difesa. Il calcio di oggi impone una supremazia offensiva e soprattutto un’idea di proposta costante, applicabile in diversi contesti… senza diventare scriteriati. Questa idea deve entrare dapprima nella testa degli allenatori e poi in quella dei ragazzi.”
Dal punto di vista umano, come si possono aiutare i ragazzi a confrontarsi con i più grandi?
“Tramite l’attenzione costante ma non invadente. Il Responsabile di un settore giovanile dovrebbe sapere quasi tutto dei suoi ragazzi, soprattutto della loro situazione personale. Deve essere disponibile verso i calciatori e anche verso chi sta loro vicino, senza dare spiegazioni tecniche ai familiari ma capendo le problematiche che possono impattare sul ragazzo.”
La vittoria più grande per un settore giovanile qual è?
"La vittoria più importante è quella di prendere dei ragazzi a inizio anno e vederli tutti migliorati alla fine della stagione, a prescindere dalla categoria. Lo stesso vale per i collaboratori: sapere che delle persone entrano in società e rimangono perché si trovano bene a livello professionale ed umano, è un successo per tutta la società".