Durante la puntata di Calciomercato e Ritiri, rubrica estiva di TMW Radio, Alessandro Sticozzi e Stefano Impallomeni hanno chiesto al nostro direttore Paolo Ghisoni quali fossero i cinque giocatori dell'Italia U19 più interessanti in prospettiva.
Queste le sue considerazioni: "Non è una risposta semplice. Mastrantonio? Ha fatto un'ottima stagione con la Triestina, ma è di proprietà della Roma. Ritorniamo al solito discorso: la Roma ha tre campioni d'Europa, voglio vedere quanti di questi ritroviamo in Prima Squadra l’anno prossimo. Vi posso dire Faticanti, Pisilli, che mi ricorda per certi versi Pellegrini, Vignato ha qualcosa in più rispetto al fratello dal punto di vista della qualità: se si "riempie" può farcela. Se sono pronti per la Serie A? No, ma voglio spiegarmi meglio: non sono pronti per questa Serie A. Perchè le società non hanno un briciolo di pazienza per attendere 10-15 partite giocatori come Faticanti o Vignato. Hanno tutti fretta. Quale allenatore può permettersi di sbagliare 10 partite? Nessuno può farlo. Ma vi dico: nemmeno in Serie B accade questo. Meglio l'estero? Probabile, ma poi va tenuta in considerazione la difficoltà dell’ambientamento. Per Mulattieri, ad esempio, l'avventura in Olanda è stata fondamentale per poi tornare e fare una stagione da protagonista in Serie B. Mettere una regola per far sì che i giovani italiani abbiano continuità in Serie A? Negli altri Paesi non esiste una norma precisa, eppure questo discorso di "dar spazio" ai giovani nelle Prime Squadre viene certamente favorito e fortemente caldeggiato".
"I giovani del Portogallo giocano a livelli più importanti dei nostri – ha continuato Paolo Ghisoni nel suo intervento, "richiamando" quanto scritto nel nostro focus sulle due Nazionali U19 – Il Benfica ha un Academy che, dal punto di vista della cultura, non ha alcun paragone con l’Italia. I ragazzi vanno a scuola ed è proprio un bell'ambiente; ce lo potrebbe dire Ndour, che dopo le giovanili nell'Atalanta si è trasferito lì. C'è una cultura nel valorizzare i giovani che qui è inimmaginabile, incentrata sull'individuo, quasi a livello NBA. Un attaccante non viene curato come un altro, ogni giocatore ha un allenamento personalizzato. Nessuno che fa parte dell’Academy viene, in qualche modo, scartato, ma viene invece ricollocato. Questa è un'altra grande differenza, perchè l’Italia a livello geografico non è il Portogallo: lì tutto sommato sono vicini, non così distanti. Perin che, ad esempio, dal Genoa passa al Padova è distante centinaia di chilometri. Se non stai dietro ai giovani perchè non hanno più il posto da titolare o accadono altre situazioni, rischi di perderli. Nel suo caso, rischi di perdere un talento che per anni è stato il miglior portiere del '92 insieme a Bardi. Sono dettagli che fanno la differenza".
"I ragazzi dell'U19 l'anno prossimo teoricamente devono uscire tutti di casa e andare a giocare, perchè qui non ci sono le seconde squadre. In Portogallo sono tutte squadre B, qui solamente due. Porto l'esempio di Nicolato che, dopo aver lasciato il Chievo Primavera portandosi con sè qualche giovane interessante di quella squadra, va al Lumezzane e viene esonerato dopo poche giornate. I ragazzi acquistati da quel Chievo, campione d'Italia, si sono persi tutti, perchè non c'è più stata la loro guida e il tecnico successivo ha preferito puntare su calciatori esperti. L’Empoli, da questo punto di vista, è una nazionale embrionale, considerando l'attuale periodo in cui tutti pescano all’estero. Chissà come mai ci finiscono tanti giocatori: Parisi, Frattesi e Pinamonti che sono passati di lì, è un ambiente dove probabilmente c’è qualcosa di particolare e, soprattutto, dove i giovani vengono aspettati. Hanno un modo corretto di approcciare la metodologia e le problematiche che, in Italia, non ha quasi nessuno. In Serie B, il Cittadella è una società che lavora facendo "mezzi miracoli", perchè prende giocatori di seconda/terza fascia in B o addirittura C, eppure ottiene spesso risultati importanti. Stefano Marchetti, uno dei migliori direttori sportivi in Italia, sa come gestire i momenti di difficoltà. Quando si crea una problematica all’interno del gruppo, portiamo l'esempio di acquistare 4-5 giovani dell'ultimo Europeo e caso vuole la squadra non funziona, la prima cosa che farebbe non è quella di cacciare l’allenatore. Organizza, invece, una cena con il tecnico e tutto lo staff, ribadendo: "Il problema non siete voi, proviamo ad adattarci alle situazioni ma non siete assolutamente in discussione". Il problema possono essere i giocatori o la stagione in sè, iniziata con certe aspettative che, per un motivo o per l'altro, non si stanno rispettando. Allora cambiamo organico, anche con decisioni drastiche, preservando però la continuità e la professionalità di un lavoro. Perchè ogni stagione è diversa dall’altra, lo diceva anche Allegri con il Milan".
"Ritornando ai 5 nomi chiesti inizialmente, vi dico: Pisilli, Esposito, che secondo gli esperti è il più forte dei tre fratelli, Hasa, Faticanti… e ci metto Regonesi".