Editoriale

Pellegrino fa 50 tra i pro. Altrove i 2005 aspettano ancora una convocazione in Prima Squadra…

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Il cammino di Alessandro Pellegrino in Serie C prosegue con ottimi risultati. Classe 2005, centrocampista del Pineto, ha raggiunto quota 28 presenze in stagione, "rivelandosi" un elemento comunque importante per la squadra abruzzese. Una regular season fin qui positiva, arricchita da 3 reti, l’ultima delle quali segnata proprio nell’ultima giornata contro il Rimini, al rientro in campo dopo settimane di stop per un infortunio alla caviglia. Una prestazione importante, che ha coinciso anche con un traguardo simbolico: quella contro i romagnoli è stata la sua 50ª presenza tra i professionisti.

Il cammino di Pellegrino racconta molto più di un giovane emergente: parla di scelte coraggiose, di sacrifici e soprattutto di una crescita autentica, maturata sul campo tra uomini e non tra coetanei. In un calcio italiano che spesso ritarda l'impatto dei giovani con il mondo dei grandi, lui ha fatto la strada opposta. Mentre tanti ragazzi della sua età sono ancora intrappolati nei meccanismi comodi – e spesso illusori – delle formazioni Primavera, l'ex Roma ha scelto di confrontarsi presto con la realtà del professionismo. E non è una differenza di poco conto.

A 17 anni debuttava già in Serie C con la maglia del Latina, nella gara contro il Potenza. Da allora, ha continuato il suo percorso senza mai guardarsi indietro. Oggi è al suo terzo anno tra i professionisti, un’esperienza che pochi ragazzi del 2005 possono vantare. Con Latina e Pineto ha davvero imparato cosa significa competere: lottare per un posto, prendersi responsabilità, confrontarsi con avversari esperti, spesso più forti fisicamente e soprattutto giocare partite che contano davvero.

Il "paragone" con il campionato Primavera è impietoso. Oltre all’innalzamento della soglia d’età (che oggi consente la presenza addirittura degli Under 20), quella categoria resta un contesto ovattato, dove si gioca senza la pressione del risultato, senza la paura di perdere punti decisivi per la salvezza o per un playoff, senza tifosi pronti a giudicare una prestazione. È un calcio che può aiutare a crescere dal punto di vista tecnico, ma che rischia di anestetizzare i ragazzi dal punto di vista mentale e caratteriale. Il pallone, in Primavera, pesa meno. E quando non sei abituato, il passaggio tra i professionisti può diventare un salto nel vuoto.

Pellegrino questo salto lo ha fatto presto e ha scoperto che l’impatto con il calcio vero non si subisce: si vive, si affronta, e se hai qualità, ti trasforma. Oggi, a vent’anni, è un centrocampista maturo, comunque ben rodato, in grado di reggere i ritmi e le pressioni di un campionato professionistico. Mentre molti coetanei aspettano ancora una convocazione o un’opportunità tra i grandi, lui ne ha già fatte cinquanta: di presenze.

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