Editoriale

+óÔé¼+ôNon c+óÔé¼Ôäó+â-¿ pi+â-¦ tempo per sbagliare+óÔé¼-Ø: il grido d+óÔé¼Ôäóallarme di Ghisoni sulla crisi della Nazionale

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Alla vigilia della prima delle due sfide contro Estonia e Israele, fondamentali in ottica qualificazione al prossimo Mondiale, l’atmosfera attorno alla Nazionale è tutt’altro che serena. La classifica lascia presagire un nuovo passaggio dagli spareggi, i terzi consecutivi, con il fantasma delle ultime due clamorose eliminazioni ancora ben presente nella memoria di tutti.

A tracciare un quadro lucido, ma allo stesso tempo preoccupante, è Paolo Ghisoni, direttore de La Giovane Italia, intervenuto ai microfoni di TMW Radio: “Il problema è sempre il solito – ha spiegato Ghisoni – Ho parlato recentemente con alcuni allenatori di settore giovanile. Mi dicono proprio questo: c'è la netta percezione che questo sia il momento più drammatico nella storia della nostra Nazionale. E condivido pienamente”.

Un giudizio che va oltre il rischio concreto di un’altra esclusione mondiale. “Aldilà del fatto che rischiamo di non andare ai Mondiali per la terza volta – continua il direttore – non c’è sentore di un vero ricambio. Gattuso sta facendo quello che, purtroppo, Lippi alludeva anni fa: prendere i giocatori migliori che ci sono in giro, metterli insieme e sperare che le cose vadano bene. Ma stiamo raschiando il barile, dal punto di vista numerico".

Il paragone con l’estero: “Il PSG ha un modello che integra campo e studio”

Il direttore de La Giovane Italia porta un esempio concreto: “Ho saputo come lavora il PSG: hanno 300 ragazzi in convitto, e dalla mattina alla sera alternano studio e campo. Hanno riportato il calcio da strada dentro un contesto professionistico, con quantità di ore, intensità e pure un'integrazione che noi non siamo in grado di garantire”. Una riflessione che tocca il cuore del problema: la formazione dei giovani. Il sistema francese – come quello di altre grandi potenze calcistiche – investe su strutture, metodo e tempo, mentre in Italia l’emergenza risultati soffoca la programmazione.

Spareggi e futuro: “Non c’è più tempo per sbagliare”

Guardando agli spareggi che potrebbero, potenzialmente, decidere il destino azzurro, il tono di Ghisoni si fa ancora più realistico: “Sono pessimista, perché è vero che gli errori di crescita servono a crescere, ma in questo momento non possiamo permetterci di portare ragazzi che devono ancora sbagliare. Non c’è più tempo per sbagliare. Inoltre, bisogna essere realistici: non abbiamo la possibilità di avere due o tre giocatori forti per ruolo e dire 'Preferisco lui perchè rispetto all'altro…'. No. Se si fa male uno, ci facciamo il segno della croce sperando che il titolare sia in forma. Dobbiamo dircelo chiaramente: questa è la verità”.

Un’ammissione amara, ma necessaria: il calcio italiano è davanti al suo bivio. E come ricorda il nostro direttore, la strada per tornare grandi passa solo da una rivoluzione culturale, che rimetta al centro la formazione, la competenza e il coraggio di costruire – finalmente – un futuro.

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