Tra gol e giocate: Mandjou Camara piega l’Atalanta
Al Centro Sportivo Bortolotti la Roma supera l’Atalanta 4-3 nell’ultima gara del girone d’andata, al termine di una partita intensa e ricca di snodi. Nonostante il ko, la Dea chiude comunque davanti a tutte sfruttando il passo falso dell’Inter a Bologna e si laurea campione d’inverno, mentre i giallorossi danno forza alle proprie ambizioni con una prestazione di spessore, costruita sin dal primo minuto. Una gara giocata a viso aperto, segnata da continui ribaltamenti, che nel finale premia la squadra migliore.
Dentro questo successo pesante, però, c’è una firma che emerge più delle altre. È quella di Mandjou Camara, attaccante guineano classe 2009, che la Roma ha scelto di portare a Trigoria in estate dopo il fallimento della Spal, fiutando un talento che a Ferrara aveva già fatto rumore nel Campionato Primavera 2, pur giocando due anni sotto età.
ll suo ruolo è un rebus costante per la linea difensiva nerazzurra. Parte da punta centrale, ma è solo una convenzione. Camara si svincola presto dal centro, scivola verso sinistra, si abbassa, si allarga. Così facendo svuota l’area, manda in cortocircuito la linea difensiva avversaria e apre corridoi invisibili per gli inserimenti dei centrocampisti romanisti. Non offre appigli, non concede letture semplici.
Il gol del 2-1 nasce da una delle poche volte in cui decide di attaccare frontalmente. Riceve, punta il centro, resiste al tentativo disperato di Modonesi, che in scivolata prova a fermarlo ma finisce per favorirne la corsa con un rimpallo. Camara prosegue, entra in area e calcia forte sotto la traversa. Villa è battuto. È un gol che arriva in un momento delicato e che fotografa bene il suo calcio: diretto, deciso, senza fronzoli quando serve.
Per Modonesi, quella rete è solo l’inizio di una giornata complicata. Nel secondo tempo Camara lo prende di mira, lo isola, lo costringe a difendere in campo aperto. Nell’azione del 3-1 accelera sulla fascia sinistra, cambia marcia senza preavviso, lo salta netto e mette dentro un pallone basso, preciso, chirurgico. Pallassini deve solo girarlo di prima in porta. È un assist da esterno puro, costruito sull’uno contro uno e sulla capacità di scegliere la soluzione più semplice e più efficace.
Quando l’Atalanta trova il 3-3, sfruttando al massimo le proprie occasioni, la partita sembra pronta a scivolare verso un finale beffardo per la Roma. Ma proprio lì riemerge Camara. Riceve largo a sinistra, punta l’area di rigore. È raddoppiato, apparentemente chiuso, ma con un gioco di prestigio passa in mezzo a due. Il pallone messo dentro è ancora una volta rasoterra, ancora una volta velenoso. Citaristi prova a schermare, ma finisce per accomodarlo al centro dell’area per Forni, che da due passi non sbaglia. Terzo contributo decisivo dell’attaccante guineano, terza ferita inferta all’Atalanta.
Camara chiude la partita con un gol e due assist, ma soprattutto con la sensazione di averla controllata emotivamente e tatticamente. Nell’uno contro uno è devastante: rallenta per attirare, riparte per superare, brucia gli avversari sia nello scatto breve che nel lungo. Alla velocità abbina una straordinaria forza fisica e una buona tecnica di base che gli permette di giocare anche lontano dalla porta, di rifinire, di creare superiorità.
In campo dovrebbe essere il più piccolo per età, e invece è quello che sembra più avanti. La Roma lo osserva crescere in un contesto competitivo, ma ideale per misurarsi davvero. A Zingonia non arriva solo una vittoria pesante, ma anche una conferma concreta sul valore di Mandjou Camara.