Editoriale

Il Catanzaro si gode Liberali: una risposta chiara a chi non sa aspettare i giovani

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C’è un filo sottile che lega il talento alla pazienza. E, spesso, è un filo che nel calcio italiano si tende a spezzare troppo in fretta. La storia recente di Mattia Liberali è lì a ricordarlo, con la forza silenziosa dei fatti e con l’eloquenza delle prestazioni.

Arrivato la scorsa estate al Catanzaro dal Milan, Liberali si è affacciato alla sua prima, vera stagione tra i professionisti con aspettative inevitabilmente alte. Non tanto per una pressione costruita ad arte, quanto per il bagaglio tecnico (e non solo) che si porta dietro fin dai primi anni in rossonero: un mancino educato, una naturalezza nel tocco che non si insegna, quella capacità di accendere la giocata che distingue i calciatori ordinari da quelli speciali.

Eppure, la prima parte del campionato di Serie B non è stata semplice. Fino a metà dicembre, appena tre presenze, mai da titolare. Numeri freddi, che raccontano poco delle dinamiche di crescita di un ragazzo alla sua prima vera immersione in un contesto professionistico stabile. Perché è bene ricordarlo: al Milan Liberali aveva debuttato in Serie A contro il Genoa, aveva disputato una decina di partite con il Milan Futuro in Serie C, alternando convocazioni e presenze anche con la formazione Primavera. Un percorso frammentato, senza una stagione vissuta dall’inizio alla fine con continuità nel calcio dei “grandi”.

Catanzaro rappresenta, dunque, il suo primo vero banco di prova. Una nuova città, una piazza calorosa ed esigente, un campionato fisico e tatticamente complesso. Serviva tempo. Tempo per ambientarsi, per comprendere i ritmi, per assorbire responsabilità. Tempo che, troppo spesso, nel nostro calcio si fatica a concedere.

Poi, la svolta. Dalla sfida di fine gennaio contro il Südtirol, Liberali ha infilato 6 presenze consecutive da titolare. Un cambio di status netto, accompagnato da prestazioni in costante crescita, sue e della squadra. Dopo un periodo non particolarmente positivo, il Catanzaro ha infatti raccolto 13 punti sui 15 disponibili delle ultime 5 gare.

L’ultima perla è arrivata proprio contro il Frosinone. Dopo essere già andato a segno contro la Reggiana, Liberali si è ripetuto con una giocata che sintetizza il suo repertorio: una cavalcata palla al piede, elegante e irresistibile, conclusa con il suo mancino dopo appena venti secondi dall’inizio della ripresa. Un’azione in cui si è condensato tutto il suo calcio: estro, fantasia, classe, quella leggerezza apparente che solo i talenti autentici possiedono. Non a caso, migliore in campo.

Ed è qui che il discorso si allarga. Perché la parabola di Liberali non è soltanto la storia di un giovane che sta sbocciando tra i professionisti. È anche la dimostrazione – quasi didascalica – che i ragazzi vanno aspettati. Che non si può pretendere immediatezza da chi sta ancora costruendo la propria identità calcistica. Che le 3 presenze iniziali non erano un verdetto, ma una fase.

In un sistema che troppo spesso si riempie la bocca di “valorizzazione dei giovani”, salvo poi smarrire la pazienza alla prima difficoltà, il percorso di Liberali assume un significato quasi simbolico. Bastava attendere, dare continuità. Insomma: bastava credere in lui.

Forse la lezione è tutta qui: i giovani non sono scommesse da consumare in fretta, ma investimenti da proteggere. E se il calcio italiano avrà la lucidità di comprenderlo fino in fondo, storie come quella di Liberali non saranno più l’eccezione da celebrare, ma la normalità da coltivare.

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