Dopo un lungo e complicato stop, Filippo Serantoni è tornato a respirare il campo con quella fame che solo chi è stato costretto a fermarsi conosce davvero. L’infortunio lo aveva tenuto lontano per tantissimi giorni, interrompendo una crescita che sembrava in costante ascesa. Il rientro, però, ha avuto il sapore delle grandi storie.
Il suo nome riappare tra i convocati nella penultima giornata contro il Südtirol: ingresso nel secondo tempo e gol immediato, come a cancellare in un attimo i mesi difficili. Nell’ultima di campionato contro il Verona, Serantoni si ripete ancora, subentrando e trovando nuovamente la rete. Nei playoff arriva poi la prima da titolare, all’andata contro il Parma, ma in una gara complicata i nerazzurri cedono 1-0 e l’attaccante non riesce a incidere.
È nel ritorno, però, che si compie definitivamente il suo percorso. Dopo l’1-1 del primo tempo, la gara cambia volto nella ripresa. Al 47’, Barcella riceve sull’out di sinistra e pennella un cross perfetto sul primo palo: Serantoni taglia alle spalle di Spadoni e, con un preciso colpo di testa, firma il gol del 2-1. Un movimento da centravanti puro, fatto di tempi e istinto.
Passano appena due minuti e Palmini cala il tris, ma nel gol che chiude definitivamente i conti c’è ancora la firma del numero 9. Omini recupera un pallone sulla destra e mette rasoterra al centro: Serantoni si trova davanti Spadoni, sterza verso l’esterno per crearsi lo spazio e incrocia con freddezza. Una doppietta che vale il 4-1 finale e certifica non solo la vittoria, ma anche il ritorno definitivo di Serantoni, protagonista assoluto nel momento più importante della stagione.
E poi c’è il dettaglio che rende tutto ancora più potente. Quel caschetto, oggi simbolo della sua rinascita dopo il duro colpo subito lontano dal campo, racconta molto più di una semplice protezione. È un segno di resilienza, di coraggio, di identità.
Lo stesso che anni fa accompagnava un difensore che ha fatto la storia dell’Inter: Cristian Chivu. Anche lui costretto a rialzarsi dopo un infortunio durissimo, anche lui tornato in campo con il caschetto, trasformandolo in un simbolo di forza e appartenenza. Oggi, da allenatore della Prima Squadra, è stato proprio lui a guidare l’Inter alla vittoria dello Scudetto, incarnando e trasmettendo quegli stessi valori.
Non è un caso che tutto questo si intrecci proprio negli stessi giorni: passato e presente che si toccano, storie diverse unite dallo stesso filo. Cadere, rialzarsi e vincere.
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