Certe serate non si misurano soltanto con il risultato. Si leggono nei dettagli, nella capacità di spostare gli equilibri, nell’impressione lasciata addosso agli avversari. La semifinale d’andata playoff di Serie B tra Juve Stabia e Monza, chiusa sul 2-2 dopo una rimonta brianzola nel finale, ha raccontato molto più di una partita aperta verso il ritorno: ha raccontato, soprattutto, l’ennesima consacrazione di Alessio Cacciamani.
Per oltre settanta minuti il classe 2007, in prestito dal Torino, è stato semplicemente incontenibile. Il Monza non ha trovato antidoti alle sue accelerazioni, alla sua qualità nell’uno contro uno e alla naturalezza con cui ha acceso ogni iniziativa offensiva delle Vespe. Il punteggio finale racconta di una gara terminata in equilibrio, ma lo spartito tecnico della sfida ha avuto un protagonista netto.
I due gol della Juve Stabia portano chiaramente la sua firma. Prima l’assist per Mosti, arrivato al termine di una giocata capace di rompere la linea difensiva monzese e spalancare il vantaggio campano. Poi il secondo capolavoro personale: progressione devastante sulla corsia e pallone perfetto per Okoro, per il momentaneo 2-0 che sembrava indirizzare la semifinale. Due assist, sì, ma soprattutto una sensazione costante di superiorità tecnica e atletica. Ogni volta che toccava palla, la partita cambiava ritmo.
La stagione di Cacciamani è ormai ben oltre la promessa e si avvicina sempre più alla certezza. Alla sua prima vera annata tra i professionisti, il classe ’07 ha superato quota trenta presenze, si è ritagliato un ruolo centrale all’interno della squadra e ha saputo reggere con personalità il peso di un campionato competitivo come la Serie B, trasformandosi da giovane interessante a riferimento tecnico della Juve Stabia.
E a Torino osservano con attenzione. L’anno scorso il club granata gli aveva già aperto le porte della prima squadra, concedendogli l’esordio e le prime presenze per iniziare a respirare il calcio dei grandi. Oggi, dopo un percorso di crescita tanto rapido quanto convincente, l’idea che possa rientrare stabilmente nella rosa del 2026/27 appare più di una semplice suggestione.
Molto dipenderà da chi guiderà la panchina granata e dalle scelte tecniche della prossima stagione, ma un punto sembra chiaro: il Torino ha tra le mani un patrimonio da valorizzare. Perché giocatori così, capaci di incidere già a 18/19 anni in Serie B e di prendersi la scena in una semifinale playoff, non passano inosservati.