L’Italia Under 17 si avvicina all’Europeo in Estonia con una sensazione ormai chiara attorno al gruppo di Franceschini: questa Nazionale non sta soltanto preparando una competizione, ma sta continuando un percorso tecnico preciso e riconoscibile nella gestione dei propri ragazzi.
Il raduno di Roma, andato in scena proprio in questi giorni, ha confermato una linea ormai consolidata: accelerare il percorso dei prospetti considerati élite, anche a costo di bruciare le tappe anagrafiche. Il tecnico ha convocato 26 giocatori per lo stage pre-Europeo, ma il dato che salta immediatamente all’occhio è un altro: ben 5 classe 2010 aggregati in un gruppo quasi interamente formato da 2009. Stiamo parlando di Dattilo, Guaglianone, Olivieri, Borsa e Croci: profili considerati già pronti per misurarsi con un contesto così importante.
È qui che emerge il vero filo conduttore del progetto azzurro. Perché questa non è una scelta isolata, ma la prosecuzione di una politica tecnica iniziata già negli ultimi cicli. Nel 2024, ad esempio, l’Italia campione d’Europa di Favo aveva costruito parte del proprio successo anche attraverso il coraggio di lanciare sotto età giocatori come Camarda, Longoni e Campaniello. Lo stesso principio è stato poi riproposto nella stagione successiva con Elimoghale e Arena, anche loro aggregati con un anno d’anticipo rispetto al ciclo di riferimento.
Domani arriverà la lista definitiva dei 20 convocati per l’Europeo e appare difficile immaginare che tutti e cinque i 2010 partiranno per l’Estonia. Ma il punto, forse, è già un altro. Il semplice fatto che cinque sotto età siano arrivati fino all’ultimo taglio racconta quanto la Federazione creda in questo modello di sviluppo. Esporre precocemente i migliori prospetti a contesti internazionali, responsabilizzarli, abituarli al ritmo e alla pressione delle grandi competizioni giovanili europee: è una strategia che punta chiaramente ad alzare il livello competitivo del talento italiano.
E contro la Francia, nella partita che martedì pomeriggio inaugurerà il percorso degli azzurrini, ci sarà anche questo da osservare: non soltanto il risultato, ma quanto velocemente stia crescendo una generazione che il calcio italiano ha deciso di spingere forte, fortissimo, senza più aspettare.