È il 69’ di Lecce-Genoa, ultima gara stagionale del Grifone, quando Daniele De Rossi richiama Amorim e per la prima volta manda in campo Jacopo Grossi. Per un ragazzo del 2006 cresciuto tra Vado e settore giovanile rossoblù, è il momento che sogna da quando ha iniziato a giocare a calcio. O forse da ancora prima, da quando guardava i suoi giocatori preferiti in televisione.
Grossi nelle ultime settimane era già stato aggregato alla prima squadra tra convocazioni, allenamenti e panchina. Il tecnico romano lo aveva lasciato intendere anche nella conferenza pre-partita: spazio ai giovani e attenzione a quei ragazzi che potrebbero ritagliarsi spazio già dal ritiro estivo di Moena.
E il centrocampista numero 80, una volta entrato in campo, ha mostrato subito personalità, coraggio nelle giocate e nessuna paura di prendersi responsabilità.
Tre 2006 per il futuro rossoblù
Da quando De Rossi è arrivato sulla panchina del Genoa, il rapporto tra prima squadra e Primavera sembra essersi rafforzato sempre di più. Lo testimoniano le convocazioni e gli esordi concessi durante la stagione. Con Grossi, infatti, sono già sei i giocatori nati tra il 2006 e il 2007 ad aver esordito in Serie A in questa annata.
E a Lecce, nel finale, si sono aggiunti anche Filippo Carbone e Gael Lafont.
All’83’ il tecnico rossoblù ha infatti sostituito Masini e Marcandalli concedendo anche a loro i primi minuti nel massimo campionato. Tre classe 2006 contemporaneamente in campo nell’ultima gara stagionale sono un segnale chiaro della direzione che il club vuole seguire.
Tra questi, oltre a Grossi, uno dei profili più interessanti è sicuramente quello di Filippo Carbone. Trequartista moderno, dinamico, capace di legare qualità tecnica e continuità, quest’anno è stato uno dei punti di riferimento offensivi della Primavera genoana, chiudendo la stagione con dodici reti pur senza giocare stabilmente da centravanti.
Ma al di là dei numeri, colpisce soprattutto il suo atteggiamento. Carbone dà l’impressione di essere uno di quei giocatori che riescono a stare dentro la partita anche quando non hanno il pallone tra i piedi. Nella Primavera allenata da Jacopo Sbravati, Carbone si è spesso preso responsabilità anche dal punto di vista tattico, diventando uno dei riferimenti della squadra.
E probabilmente per lui la serata pugliese aveva anche un peso diverso. Perché prima di diventare un giocatore del Genoa, Filippo Carbone è sempre stato un tifoso del Genoa e quelle partite le guardava dalla gradinata del Ferraris. E al momento del debutto avrà ripensato anche a questo.
Il filo diretto con la Primavera
La sensazione è che il club rossoblù stia cercando di costruire continuità anche attraverso il proprio settore giovanile. Lo dimostrano le convocazioni, gli allenamenti condivisi con i grandi e i tanti ragazzi aggregati durante l’anno alla prima squadra.
In totale sono stati quattordici i giocatori della Primavera chiamati da De Rossi nel corso della stagione. Alcuni, come Nuredini, Doucouré e Ouedraogo, hanno già esordito. Altri — tra cui Marco Romano ed Elia Spicuglia — stanno iniziando ad avvicinarsi sempre di più al calcio professionistico, come dimostrano anche le loro convocazioni in panchina nell’ultima gara stagionale.
Da Genova alla Nazionale
E in un calcio italiano che sembra finalmente tornare a guardare con maggiore coraggio ai giovani, anche il Genoa prova a seguire quella strada. Non a caso il nuovo commissario tecnico ad interim della Nazionale, Silvio Baldini, ha scelto di puntare su tanti profili giovani nelle convocazioni per le amichevoli di inizio giugno contro il Lussemburgo e la Grecia. In una lista che porta l’età media dell’Italia a soli vent’anni, compaiono anche i nomi di Jeff Ekhator, Seydou Fini e Lorenzo Venturino.
E forse la notizia più bella lasciata dall’ultima partita stagionale del Genoa è proprio questa: vedere tre ragazzi del 2006 entrare insieme in campo e capire che, per loro, quella sera non è stata un punto d’arrivo ma soltanto l’inizio di un nuovo cammino.
Fonte foto: Instagram @genoacfc