I giallorossi si arrendono al Napoli in finale, ma il suo talento lascia il segno nella manifestazione.
Bastano pochi tocchi per capire che Gabriele Bove ha qualcosa di diverso rispetto agli altri.
Nella 32esima edizione dell’Abano Football Trophy appena conclusa, il classe 2012 della Roma è stato uno dei volti più brillanti dell’intera competizione, trascinando i giallorossi fino alla finale grazie a un repertorio tecnico che non è passato inosservato agli addetti ai lavori.
Mancino naturale schierato prevalentemente da esterno destro, Bove ama ricevere largo per puntare l’uomo nell’uno contro uno. Il suo non è un dribbling costruito esclusivamente sulla velocità: è soprattutto una questione di sensibilità tecnica, cambi di direzione, tocchi d’esterno e finte eseguite all’ultimo istante. Una continua sfida ai difensori avversari, spesso costretti a rincorrerne le intuizioni.
Tra le giocate più belle della torneo resta il gol realizzato contro il Bologna. Bove recupera palla a centrocampo, si invola verso la porta rossoblù, supera Eulisi al limite dell’area e conclude con uno scavetto elegante davanti al portiere. Decisiva anche la sua firma in semifinale contro lo Sporting Lisbona, con il calcio di punizione che ha regalato alla Roma il pass per l’ultimo atto della manifestazione.
La miglior testimonianza dell’impatto avuto da Bove nel torneo arriva probabilmente dalla finale. Il Napoli gli ha dedicato attenzioni costanti per tutti i sessanta minuti, raddoppiandolo e triplicandolo ogni volta che entrava in possesso del pallone. Una scelta che, indirettamente, racconta meglio di qualsiasi statistica quanto il talento giallorosso fosse considerato il principale pericolo per la retroguardia partenopea. Una vera e propria gabbia costruita attorno al principale riferimento offensivo della Roma. La strategia ha funzionato: limitato il numero dieci capitolino, gli azzurri di mister Cosentino hanno spento gran parte della creatività romanista e posto le basi per il successo che li ha incoronati campioni.
L’Abano Football Trophy rappresenta soltanto l’ultima conferma di una crescita costante. Dopo essersi messo in evidenza già nella scorsa stagione con l’Under 13, Bove ha ribadito il proprio valore anche nel suo secondo anno in giallorosso, tanto da guadagnarsi nell’ottobre scorso il prolungamento del rapporto con la Roma per altre due stagioni e più recentemente la convocazione in Nazionale per uno stage con l’U14.
Dietro i dribbling e i gol ci sono però anche tanti sacrifici. Da anni Gabriele affronta lunghi spostamenti per allenarsi e crescere nel settore giovanile giallorosso, accompagnato quotidianamente soprattutto dal nonno Ciro Ippolito, nome ben conosciuto dagli appassionati del calcio pontino e tra gli attaccanti più prolifici della storia del Terracina. Un dettaglio che fa sorridere chi crede che il talento possa anche essere una questione di famiglia. E osservando ciò che Bove riesce a fare con il pallone tra i piedi, viene naturale pensare che, in fondo, buon sangue non menta.