Il possibile ritorno di Roberto Mancini sulla panchina dell’Italia divide il dibattito, soprattutto per l’ultima sua esperienza in azzurro e anche per le diverse voci che nelle ultime settimane avevano accostato Baldini al progetto della “nuova” Nazionale maggiore. Per il nostro direttore Paolo Ghisoni le due figure non sono necessariamente alternative. Anzi, la vera chiave potrebbe essere proprio la loro convivenza all’interno della Federazione.
Intervenuto a Maracanà su TMW Radio, Ghisoni ha spiegato come la conferma di Baldini in un ruolo federale rappresenterebbe una garanzia per tutto il movimento, soprattutto sul fronte della valorizzazione dei giovani. “Finché ci sarà Baldini in veste azzurra ci saranno pulizia, correttezza nelle scelte e meritocrazia. Se si andrà avanti con Mancini allenatore e lui all’interno della Federazione, sarà interessante capire quali saranno le dinamiche delle prossime Nazionali, a partire da quegli aspetti che in passato sono mancati”.
Secondo Ghisoni, il tema centrale non riguarda soltanto la squadra maggiore, ma l’intero percorso di crescita dei giovani italiani. Per questo motivo ritiene fondamentale creare una connessione stabile tra il lavoro delle selezioni giovanili e quello della Nazionale. Un passaggio che si collega direttamente al recente successo dell’Italia Under 17. Per Ghisoni, però, vincere nelle categorie giovanili non basta più. Il vero obiettivo deve essere trasformare quei risultati in risorse. “L’Under 17 che vince merita soltanto complimenti, ma è qualcosa che è già accaduto anche con altre generazioni e con altre selezioni. Adesso bisogna fare in modo che questo travaso continui fino alla Nazionale maggiore”.
In chiusura, Ghisoni ha allargato il discorso a una questione culturale che, a suo avviso, il calcio italiano deve recuperare. In molte Paesi infatti, la Nazionale rappresenta il vertice assoluto del movimento e tutte le altre componenti lavorano in funzione di quel traguardo. “Dobbiamo tornare a considerare la Nazionale come la squadra più importante di tutte. È una cultura che altrove è consolidata e che anche l’Italia deve ritrovare”.
Una riflessione che va oltre il nome del prossimo CT e che punta al tema più profondo: costruire una filiera capace di accompagnare i talenti dalle selezioni giovanili fino alla maglia azzurra, mettendo al centro competenza, meritocrazia e progettualità.