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Maldini-Leonardo, la coppia giusta: “Vediamo se li lasceranno lavorare come vogliono e come sanno”

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Maldini Leonardo Italia
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Maldini e Leonardo per ricostruire il calcio italiano

Chi conosce un po’ i meandri problematici del calcio italiano, da addetto ai lavori, non ha esultato più di tanto alla nomina del tandem Maldini-Leonardo.

Non è in discussione il valore dei due professionisti e lo spessore umano di due ex giocatori-dirigenti (uno anche con un passato da allenatore).
Ma quanto la loro capacità di decidere e incidere possa trovare spazio e libertà d’azione in un ambiente fortemente conservatore, per non dire resiliente ai cambiamenti.

Aver scelto però per un ruolo “federale”, due profili con profonde conoscenze delle dinamiche di club italiani, ancorché ex simboli delle rispettive Nazionali, è una evidente mossa che il neo presidente Malagò cala con il sottinteso messaggio “Occhio che questi due sanno il fatto loro. Vediamo di aiutarci a vicenda”.

Il calcio italiano tra club, riforme mancate e crisi della Nazionale

Non è un segreto che FIGC e Lega Serie A siano in rapporti modalità cane-gatto.

E che sarebbe il caso di riequilibrare il rapporto di forza tra le parti, visto soprattutto il tris di fallimenti mondiali più imputabile a un esponenziale effetto del decreto (de)crescita che a incapacità di ct o simili.

Le tre semifinaliste europee ai recenti mondiali danno un ulteriore esempio, se ce ne fosse bisogno, di come ad un ipotetico consiglio federale chi tra Bayern Monaco, PSG, Barcellona o Real Madrid (ps nemmeno un convocato nella rosa iberica è un dato lampante) non possa nemmeno provare ad argomentare quello che da noi sembra la norma.

Ovvero la manina alzata di società che alternativamente reclamano di essere la “squadra più importante”, avanzando proposte, riforme o altro di certo non direzionato alla crescita del sistema generale.

Altrove questo pudore esiste perché chi ci prova, si vede sbattere in faccia dai vertici, risultati e standing delle rispettive Nazionali.

“In Italia sono calciatori tutti stranieri, allenatori stranieri, presidenti stranieri e proprietari stranieri, è il calcio italiano quello? No, il calcio di una nazione, l’espressione vera… è la Nazionale…”, disse Marcelo Lippi qualche tempo fa in un’intervista…

Qui da noi vige la logica del preservare il proprio orticello, spacciando spesso lucciole per lanterne. Quante volte, per un paio di piazzamenti avanzati in competizioni continentali da parte di nostre società, ci siamo dovuti sorbire la mantramanfrina del “calcio is back”?

Spulciavi gli 11 titolari e non arrivavi congiuntamente, tra tutte le squadre in corsa o reclamizzate, a contare 11 italiani.

E la Nazionale si fa con i sopravvissuti di un movimento ormai in mano alla convenienza fiscale.

Maldini e Leonardo: esperienza, valori e conoscenza del calcio italiano

Oltre al consunto e sbiadito “ripartiamo dai giovani”. Con società che, pur stabilmente qualificate per la Champions, se ne infischiano di consegnare una casa stabile e di proprietà al proprio settore giovanile.

Paolo Maldini, oltre ad essere uno dei pochi nostri campioni iconici, frutto proprio di un vivaio nostrano fantastico, è uno che la filiera azzurra la conosce bene perché se l’è fatta tutta. Dalle Under sino ai grandi, con il vantaggio di avere avuto anche un padre allenatore.

Uno di quelli, come Valcareggi, Bearzot, Vicini, usciti dalla “Cantera” federale.

Schiena dritta, zero compromessi, il gruppo davanti a tutto.

L’ex capitano del Milan ha avuto diverse occasioni per ricordarcelo. Sino all’ultimo giro di campo nella giornata del ritiro dal calcio giocato. Il rispetto si dà a chi il rispetto lo porta.

Leo, conosciuto bene per la sua esperienza televisiva e per più di un match di beneficenza, entra sempre ovunque portando con sé un sorriso di interesse a chi incontra. Ha girato mezzo mondo grazie alla sua passione per il calcio. Ed è il classico esempio della correttezza applicativa del detto del professore di filosofia di Mourinho (“Chi sa solo di calcio non sa nulla di calcio”). Cultura sportiva e di vita (provate a chiedergli quante lingue parla perfettamente…) nel non fossilizzarsi in un solo ruolo.

Non si sa chi porteranno con sé come allenatore in questa avventura. Forse importa poco. Perché conterà parecchio altro. Ovvero come il calcio italiano reagirà a eventuali sollecitazioni poco gradite. In tutte le direzioni. Sia che riguardino i club che la federazione.

La sfida della FIGC: riforme, resistenze e credibilità

Ci piacerebbe parlare solo di refrattarietà al cambiamento, accostandola al movimento del pallone della penisola. Ovvero di una forza che “resiste al cambiamento” per svariati motivi.

Ebbene, qui andiamo oltre. Siamo alla resilienza negativa. Quella che non solo adotta una resistenza passiva. Ma che si compatta, riorganizza e contrattacca di sistema. Per non adattarsi ai cambiamenti. Per superare eventuali avversità, evitando una rottura (propria) permanente.

Ci raccontavano proprio un ex compagno della nuova coppia al timone federale e uno stimatissimo dirigente di club, di come, dopo settimane di lavoro per riformare e dare concretezza al tutto, bastasse un solo weekend lontano dal centro di comando per ritrovarsi tutto “in strada” il lunedì della settimana seguente…

Che dire. Ci mettiamo alla finestra, consapevoli che oltre alla vicinanza morale e concreta (La Giovane Italia è ormai la casa del calcio Under, senza se e senza ma) forse Paolo e Leo, e chi altro arriverà scelto da loro, saranno gli interlocutori vincenti di un progetto congiunto. Basato sull’oggettività e non sulla difesa delle posizioni acquisite. In una sola parola, credibili.

L’esatto opposto di una frase che ancora rimbomba nelle nostre teste, recapitataci da un santone del fòlber nostrano, quando proponemmo una collaborazione.

“Le vostre riprese delle gare non ci servono. Seguite la palla. Noi guardiamo altro”.

Sciocchi noi. Pensavamo di aiutare. E parlare di calcio. E non di un balletto alla Scala.

Paolo Ghisoni

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