Arrigoni: “Volti nuovi? Occhio a Mancini. L’Universiade…”

Dopo anni di girovagare in lungo e in largo per l’Italia, Daniele Arrigoni ha finalmente trovato la sua panchina ideale. Dopo essere stato alla guida di tante prime squadre, con diversi passaggi in massima serie (Cagliari, Bologna e Cesena), il tecnico romagnolo ha sposato la causa dell’Italia di Lega Pro, della quale ha preso la guida nel 2015 e dalla quale non si è più separato. Un legame che l’ha portato anche, nel 2019, ad allenare gli Azzurri alle Universiadi di Salerno, ottenendo la medaglia di bronzo.

Mister Arrigoni, com’è partecipare ad una manifestazione come l’Universiade?
“Penso che l’Universiade sia una manifestazione incredibile. I ragazzi stanno sempre assieme per tanti giorni, il tempo per la preparazione purtroppo è poco ma si passano tre settimane a stretto contatto ed è veramente appagante ed intenso vivere la squadra in maniera così vicina. Siamo arrivati terzi, ma forse qualcosa in più ce lo saremmo meritati. Ci ha eliminati in semifinale il Giappone, sicuramente la squadra più forte del torneo, ma hanno avuto la meglio solo ai calci di rigore, per cui non siamo andati distante dall’ottenere qualcosa di importante".

Come ha vissuto questi mesi di inattività?
“Beh, sicuramente con un po’ di dispiacere. Questi sono i mesi in cui solitamente giochiamo i tornei e ovviamente non ne abbiamo potuto disputare nemmeno uno perché c’è stata la pandemia. Allenare questi ragazzi mi dà veramente molta gratificazione, ora sto tornando a vedere le partite e già questo è un buon punto di ripartenza".

Qual è stata la differenza più grande nel passaggio dai professionisti ai giovani?
“Mi sono reso conto subito che sarebbe stato diverso: già alle prime partite, nell’intervallo, i ragazzi stavano zitti perché mi vedevano come un allenatore di Serie A e mancava un po’ di confronto. Ho dovuto fare un po’ di apprendistato per capire come potevo migliorare questi aspetti e poco a poco sono riuscito a capire come potevo interagire al meglio con loro”.

A volte le manca allenare a tempo pieno?
“È stata una mia scelta quella di lasciare, ero arrivato ad un punto in cui mi arrivavano certe proposte assurde che non mi piacevano. Ripensandoci, dico la verità che proprio non mi manca allenare a tempo pieno".

Con che criteri selezionate i ragazzi in uno spettro ampio come quello della Lega Pro?
“All’inizio dell’anno le squadre ci mandano quelli che secondo loro sono i ragazzi più interessanti, quindi noi facciamo degli stage e li valutiamo in gruppo. In seguito andiamo a vedere le partite per scremare il gruppo fino ai 25 che partecipano ai tornei estivi, arrivando in questo modo alle rose definitive. Devo dire che solitamente costruiamo gruppi molto interessanti, quest’anno secondo me il più interessante era quello dell’Under 15".

C’è qualcuno dei ragazzi che l'ha colpita in modo particolare?
“Dico un nome su tutti: Tommaso Mancini del Vicenza. Ad ora ha fatto vedere le cose migliori ed è sicuramente uno dei prospetti più interessanti che abbia visto in questi anni".

In chiusura, una domanda sul finale dei campionati. Si sbilancia in qualche pronostico?
“Chi riuscirà a spuntarla se la sarà veramente guadagnata, perché è un campionato strano e con tantissime variabili. Non me la sento di sbilanciarmi in pronostici perché faccio fatica a dire se ci sono squadre più avvantaggiate delle altre".

Intervista a cura di Edoardo Ferrio.

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Credit foto: Chievoverona.it.