Cecilia Prugna in veste LGI: calcio e cultura

Umiltà, umanità, cultura e passione sono indoli che da sempre il nostro progetto ricerca e affianca al termine di "talento". E Cecilia Prugna, classe 1997, attualmente in forza all'Empoli, con nostro grande piacere ci ha dimostrato che non sono qualità ancora estinte. Appena due settimane fa, infatti, ha conseguito la laurea in disciplina della musica e dello spettacolo, motivo per il qualche ci abbiamo fatto due chiacchiere (a distanza, ovviamente), ma bastevoli per scoprire che, oltre d indossare la maglia della propria società, le sta a pennello anche la divisa de' La Giovane Italia.

Ciao Cecilia, innanzitutto come stai? Come sta andando questo periodo di quarantena?

Ciao, qua a Pisa la situazione è relativamente tranquilla. Sono tornata a casa dai miei e stiamo tutti bene, dobbiamo solo stare un po’ dietro ai nonni. Qua ho la fortuna di avere spazio esterno e quindi la possibilità di passare del tempo fuori all’aria aperta. È un periodo molto surreale e tragico che sembra rallentare molto, troppo lentamente, per questo dobbiamo cercare di resistere ancora e continuare a rispettare le regole, che è il nostro unico modo per poter aiutare chi si sta esponendo per salvare le nostre vite.

Abbiamo saputo che ti sei laureata in disciplina delle arti della musica e dello spettacolo! Complimenti! Come mai questa scelta? Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Che cosa vorresti diventare?

Sì è vero, mi sono da poco laureata discutendo la laurea in modalità telematica, in pantofole e da camera mia. Non era di certo la conclusione che mi sarei aspettata, ma sicuramente è stato emozionante riuscire a portare a termine un percorso che mi stava accompagnando da tre anni e che mi ha visto crescere e formare. La scelta è nata dalla mia passione verso le discipline artistiche e verso la conoscenza, più in generale. Tutto ciò ovviamente, come potrai capire, non si concilia benissimo con la materia del calcio, anzi, è un po’ un mondo “parallelo”, perché difficilmente lo sport si incontra con la ricerca culturale, anche se un interessante libro di Moris Gasparri, che uscirà il prossimo anno, andrà proprio a smentire questa presunta inconciliabilità.

Ed il calcio che ruolo ha in questi progetti?

Il percorso scolastico che ho intrapreso diverge dalla mia vita calcistica. Per questo motivo adesso ho deciso di fermarmi, per scegliere di scommettere con più decisione sul calcio, consapevole di aver messo dei mattoncini per la costruzione di qualcosa di extra-calcistico, poiché ad oggi di calcio non si può ancora vivere, e perché comunque la mia passione per la cultura resta.

Qual è la tua storia calcistica? Come mai hai deciso di giocare? Qual è il tuo sogno con un pallone tra i piedi?

La mia storia con il calcio iniziò da bambina, dalla mia passione per gli sport “dei maschi”. Mi infilavo sempre nelle partite che si facevano alle scuole elementari e che continuavano il pomeriggio nella piazza del paese. Avevo 7 anni e un giorno, un signore, che si rivelò poi il mio primo allenatore, mi vide in un giardino e mi invitò a provare nella squadra dove giocavano tutti i miei amichetti. Provai e non smisi più.

Che giocatore sei ?

Eh, è sempre difficile autodefinirsi. Penso di essere una giocatrice versatile, in grado di essere presente sia in fase offensiva che difensiva. Penso di avere una buona visione di gioco e una buona lettura situazionale. Corro fino a sfinirmi e cerco di dare tutta me stessa nei minuti a disposizione, ma delle volte sono troppo irascibile e spreco molte energie nel nervosismo. Credo nel gioco di squadra e cerco di incoraggiare sempre le mie compagne.

È stato difficile far conciliare studio e sport? Soprattutto ad oggi con i ritmi della Serie A, come sei riuscita a stare dietro al percorso universitario?

Diciamo che non è stato facile, ma nemmeno impossibile. Mi sono organizzata, dividendomi tra Firenze ed Empoli e correndo tra lezioni e allenamenti.  E non sono di certo l’unica: infatti numerosi sono gli esempi di calciatrici che affiancano al calcio una ‘seconda vita’ fatta di studio o lavoro, cercando di incastrare i vari impegni, dato che il calcio ad oggi continua a rimanere in una dimensione dilettantistica che, privandoci di riconoscimenti lavorativi, tutele o garanzie future, non ci permette di dedicarci solo a questo. Allo stesso tempo però, come hai detto tu, il livello sempre più alto che sta raggiungendo il calcio femminile e l’impegno sempre maggiore che questo livello richiede, permette sempre meno di conciliarlo con altro. Questa fase di “passaggio” al professionismo è davvero dura, per questo speriamo che arrivino presto i riconoscimenti legislativi che garantirebbero la crescita del calcio femminile.

Hai un punto di riferimento (calcistico o non) a cui ti ispiri?

Il mio idolo rimane David Beckham, genio del calcio. Sono sempre stata affascinata dalla sua classe e dalla sua intelligenza di gioco. Il mio punto di riferimento nel calcio femminile resta ancora Giulia Orlandi con cui ho avuto la fortuna di condividere il centrocampo per una stagione di grande crescita a livello personale. È stata un esempio silenzioso che diceva tutto in campo con le sue qualità da giocatrice e soprattutto con la sua mentalità.

Come stai vivendo questo periodo di quarantena? Riesci ad allenarti?

Certo, mi alleno seguendo il programma che il nostro staff ci ha preparato. Nonostante la lontananza riescono a seguirci e soprattutto a farci sudare anche da casa. Cerchiamo di mantenere sia la forma fisica che quella aerobica per quanto possibile nei limiti e nelle ristrettezze di questa situazione spiacevole per tutti, cercando di essere pronte nel caso arrivasse il via della Federazione. Ovviamente quello che più conta adesso è la salute di tutti e il calcio si deve adeguare a questa situazione e alle scelte che verranno prese.

La Giovane Italia non valorizza solo il talento calcistico, ma tiene conto anche della persona: una giusta mentalità, valori genuini, spirito di sacrificio e un po’ di cultura. Quanto pensi questi possano pesare sul calcio e nella vita in generale?  

Penso che siano caratteristiche fondamentali. Il calcio non è solo uno sport, è la cultura di fare sport e insegna moltissimo, allo stesso modo quindi è importante che il calcio si arricchisca di giocatrici che abbiano il valore del sacrificio, della cultura e dell’insegnamento. Ed è forse una di quelle caratteristiche che contraddistinguono da sempre il calcio femminile.