Coppitelli: “Giovanili, siamo vicini agli standard europei”

Espertissimo di calcio giovanile, Federico Coppitelli ha aspettato con trepidazione la ripresa dei campionati professionistici, per godersi finalmente un po' di calcio giocato dopo il lungo stop imposto dalla pandemia di covid-19. Il tecnico romano, la cui ultima esperienza è stata sulla panchina dell’Imolese (la prima tra i professionisti, ndr.) è convinto che i campionati giovanili italiani stiano facendo importanti passi in avanti.

Coppitelli, come valuta questo ritorno in campo dei campionati professionistici?
“Penso sinceramente penso sia stato importante tornare a giocare: si tratta pur sempre non solo del nostro lavoro, ma anche della nostra passione. Avevo sinceramente il timore che, non finendo questo campionato, avremmo rischiato maggiormente di non giocare nemmeno il prossimo. La proroga di due mesi per finire la stagione ha messo un po’ tutti con le spalle al muro e ha portati alla decisione di tornare in campo".

Quali sono gli elementi che le sembrano più importanti in questo momento di questa stagione così particolare?
“Senza dubbio è una situazione nuova, alla fine saranno emersi degli elementi nuovi e innovativi, indispensabili per affrontare questa stagione così atipica. La condizione e la forma fisica è tutta da recuperare, il punto è cercare la fame e le motivazioni giuste per fare risultato. Mi è parso ogni tanto che alcune squadre avessero staccato la spina, dando per scontato la stagione sarebbe finita. Per queste società secondo me il ritorno in campo si sta dimostrando più difficile".

Ha già progetti per la prossima stagione?
“Al momento ho avuto qualche incontro, ma la situazione è ancora in uno stato embrionale e non c’è niente di definito. Di sicuro non mi chiudo nessuna porta".

Preferirebbe restare nel giro delle prime squadre o tornerebbe volentieri ad allenare una Primavera?
“Ho fatto entrambe le esperienze: ci sono ovviamente delle differenze, ma ormai la Primavera, al di là di tutto, sta diventando un campionato vero e proprio in cui i ragazzi devono iniziare a percepire l’importanza del risultato. La Primavera 1 ha i play-off, le retrocessioni e obbliga i ragazzi ad alzare il livello motivazionale. Spesso facciamo finta che la Primavera non sia importante, ma ormai dobbiamo abituarci che i 2002 e i 2003 all’estero sono nel giro della prima squadra e noi dobbiamo ambire a raggiungere questo livello. Tanti giovani usciti dall’ultimo campionato Primavera stanno incidendo, segnale evidente di come è cambiata la struttura dei campionati. Aver visto Kulusevski nelle finali Scudetto, per esempio, ne ha ovviamente semplificato l’inserimento. Nel corso degli ultimi due-tre anni ho avuto ragazzi che sono andati in prima squadra e hanno giocato in stadi importanti, ci stiamo avvicinando agli standard imposti dal resto del continente. C’è stato un miglioramento netto e stiamo continuando ad alzare il livello. Non siamo ovviamente al pari delle prime squadre, ma il distacco adesso è meno marcato che in passato".

Questo salto in avanti sta avvenendo ovunque e a tutti i livelli secondo lei?
“Quando quattro-cinque anni fa mi confrontavo con allenatori all’estero, le società spesso erano impegnate attivamente e destinavano risorse importanti al settore giovanile, facevano crescere e compravano giocatori forti. Molto spesso in Italia ci è sfuggito il vero fulcro della questione, ovvero la crescita tecnica e personale dei ragazzi, ma adesso ci alleniamo di più, in spazi migliori. I centri sportivi di proprietà sono già un significativo passo in avanti, che ci avvicina all’élite europea. Sono questi gli aspetti in cui si deve migliorare. Quando affrontavo altre giovanili delle altre società europee ti rendevi conto che avessero un’attenzione e un’organizzazione superiori alle nostre. Delle volte si temporeggia su aspetti secondari della crescita dei ragazzi, perdendo di vista che anche solo fornendo strutture di allenamento importanti e organizzazioni ben elaborate e pensate possiamo essere di grande aiuto ai giovani dei nostri vivai".

Intervista a cura di Edoardo Ferrio.

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