La serie B dei giovani viaggia a tutto… Pes

Matteo Pessina è l’esempio di come la carta d’identità, a volte, possa mentire. Spudoratamente. Quel 1997 che accompagna il 21 aprile è fumo negli occhi. Ventuno anni ancora da compiere e le stimmate da giocatore fatto e finito che gli consentono di essere l’under 20 azzurrabile più impiegato nel campionato di B.

Leader. Le due classifiche – minutaggio più rendimento –, quelle almeno, dicono la verità. Pes guida entrambe con personalità, così come è perfettamente a proprio agio nel centrocampo dello Spezia. Il giovane “vecchio” del campionato di B è piacevole anche durante una semplice chiacchierata. Inutile illustrargli il funzionamento delle graduatorie di rendimento de La Giovane Italia. Le conosce già. Ci tiene. «Essere in cima a tutte e due le classifiche mi riempie d’orgoglio», sostiene il centrocampista nato a Monza, «e si tratta di un traguardo già importante, da difendere. I dati sul rendimento e sul minutaggio sono emblematici del momento vissuto. Sono soddisfatto ma non ha pagato».

Chioccia. La “fame” di calcio, il buon Matteo, la condivide con un altro enfant prodige in forza alla Spezia: Giulio Maggiore. Il collega di centrocampo, però, non riesce a tenere il passo del compagno di squadra nella doppia classifica. «Incassa qualche giallo perché ha un altro modo di giocare rispetto al mio», sostiene Pessina, «e ciò lo condiziona e gli fa collezionare ammonizioni e “-1” nella graduatoria bonus/malus Lgi, ma va tenuto d’occhio: sta crescendo tanto». Un bel rischio affidarsi ai giovani? Magari no. Lo Spezia è un esempio, sotto questo profilo. «Mister Fabio Gallo conosce sia me sia Maggiore per averci allenato anche in altre stagioni», sostiene il centrocampista ex Milan, «e ci dà fiducia costantemente. Non è facile convincersi della bontà di progetti basati sulle giovani leve, ma le testimonianze nella direzione “verde” non mancano. Dal canto nostro, abbiamo il dovere di ascoltare chi ci dà consigli e indicazioni. Nel calcio, la stima va conquistata con il lavoro quotidiano».

Diavolaccio... british. Ventuno anni e non sentirli. O meglio, viverli con grande senso di responsabilità. Un atteggiamento che gli consentirà di andare avanti, con l’obiettivo di tornare… indietro. Mente e cuore sono proiettate alla salvezza dello Spezia, ma il sogno rossonero è sempre vivo. Pes è ancora tifosissimo del Milan. Magari, un giorno, potrà tornare a indossare la casacca rossonera. «Il “diavolo” mi ha dato tantissimo e resta una squadra alla quale sono legatissimo», ammette il centrocampista brianzolo. «Nella vita non si mai. Il mio campionato preferito oltre quello italiano? La Premier, amo il Chelsea: non c’è un motivo particolare, è una questione di fede calcistica. Giocare in Inghilterra in futuro? Non si sa mai». Nell’immediato, però, c’è da salvare la pelle con lo Spezia e difendere i primati Lgi. «Nel primo caso, continuerò a dare l’anima, nel secondo, invece, avrò la necessità di iniziare a segnare qualche gol per prendere il largo. Ci sto provando in tutti i modi».

Lgi porta bene. L’intervista a Vido, lo scorso anno, fu il preludio a una doppietta. «Spero di seguire le orme di un grande amico come Luca», si augura Pessina, «e magari poi sarei disposto a dedicare il gol alla Giovane Italia. Dite che funziona? Vedremo…».

L'11 di Pes. Dall’alto della sua maturità, il giocatore dello Spezia può anche cimentarsi in altri ruoli. Ad esempio, se fosse il capitano della Nazionale del futuro, vorrebbe con sé questi compagni: «Amo il 4-3-3 e schiererei così la mia squadra tipo: Tra i pali sponsorizzo Alex Meret: un portiere fortissimo. In difesa, inserirei Ghiglione e Felicioli sulle fasce, con Marchizza e Romagna in mezzo. A centrocampo, giostrerei insieme a Locatelli, ovvero il top del top, e Barella. Nel tridente, oltre a Vido nel ruolo di punta centrale inserirei Dalmonte e Chiesa, con Orsolini e Favilli come alternative».

Le ricette di Pes. Sfilata la fascia di capitano, infine, Pes immagina di occupare la poltrona della Federcalcio che verrà. Poche ma buone le ricette dell’aspirante “presidente”. «Inizierei senza mettere troppi paletti legati ai giovani: gioca chi merita, senza bisogno di alcun tipo di agevolazione. In seconda battuta, imporrei criteri più stringenti nelle iscrizioni delle squadre. In un paio di occasioni nella mia carriera mi sono già trovato a dover fare i conti con squadre che sono fallite in corso d’opera, condizionando il campionato. In ultimo, magari, farei a meno del Var, che ho sperimentato al Mondiale Under 20: il calcio è bello anche senza». Parola di Pes.