Lazzarini: “Un Monza da A. Così lanciammo Donnarumma & co.”

Dopo un campionato dominato, consegnatogli a tavolino dalla decisione della Lega Calcio di far terminare anzitempo la stagione, il Monza è tornato in Serie B a distanza di diciannove anni dall’ultima apparizione in cadetteria. Nello staff del tecnico Christian Brocchi, nel ruolo di vice allenatore, figura Alessandro Lazzarini, portiere di lungo corso negli anni ’90 e poi lungamente nello staff della primavera del Milan. A La Giovane Italia ha raccontato i segreti della promozione e gli obiettivi per il futuro, svelandoci il segreto su un'annata magica dei giovani di casa Milan.

Mister, è arrivata la promozione. Siete soddisfatti?
“Dal momento in cui hanno interrotto il campionato, io e Cristian ci siamo focalizzati solo sul fare allenare i ragazzi. Lo staff da casa ha permesso di fare tre allenamenti a settimana in video chiamata e davamo lavoro supplementare a chi avesse la possibilità e gli spazi di fare altri esercizi. La nostra società non ha voluto commentare eventuali decisioni, c'era da aspettare e lavorare ed eravamo convinti che il vantaggio sarebbe aumentato ancora. Avevamo già rafforzato l’organico inserendo i primi giocatori acquistati per la serie B e si stavano iniziando ad integrare solo prima della pausa. Questa vittoria comunque ce la sentiamo nostra: sappiamo che probabilmente gli altri due gironi erano più complicati, ma nessuna partita è facile in Serie C. Per cui sì, siamo soddisfatti, ma probabilmente lo saremmo stati di più se avessimo vinto sul campo".

L’anno prossimo quindi sarà Serie B. Che campionato avete intenzione di fare?
“Questa società ha un modo di operare sulla base del quale non c’è alcun dubbio su quali siano gli obiettivi. Abbiamo iniziato questo percorso insieme nel 2018 e anche l’anno prossimo vogliamo fare un campionato di vertice: proveremo a vincere anche il campionato di Serie B. La società si attrezzerà per fare un campionato di vertice con noi in panchina".

Hai lavorato con la Primavera del Milan, in particolare con un'annata della quale facevano parte Donnarumma, Cutrone, Locatelli solo per citarne alcuni. Che lavoro avete fatto per far emergere una classe di giocatori così importante?
“In primo luogo, va detto che i ragazzi erano bravi già da sé. Il problema piuttosto era che vincevano le partite individualmente: scendevano in campo, quasi nemmeno si passavano la palla e vincevano. Abbiamo dovuto convincerli che servivano conoscenze maggiori e che si poteva migliorare ancora tanto. Lavorammo in modo da rendere tutta la squadra protagonista della partita, coinvolgendo tutti nel movimento di palla, proponendo un metodo di allenamento che desse ai ragazzi dei concetti ma che gli lasciasse comunque una certa libertà. Li rendemmo liberi di prendere le decisioni all’interno del terreno di gioco: all'inizio non fu facile, ma poco a poco questo metodo coinvolge e alla fine, nella Primavera del Milan come anche nel Monza quest’anno, il metodo diventa coinvolgente al punto che le nostre squadre hanno sempre voluto allenarsi e giocare in questo modo".

In chiusura, qualche idea sul finale di stagione del Milan dove sei stato a lungo?
“Questo finale è una vera incognita. Tutti dicono qualcosa, ci sono tanti pareri ma io sinceramente non ho la più pallida idea. Non so se i giocatori terranno i ritmi, non so se senza il pubblico ci saranno meno motivazioni. Sono abbastanza curioso di vedere cosa succede. Il finale della Bundesliga non l’ho trovato molto coinvolgente, onestamente. Vedremo se quello italiano sarà un po’ più esaltante".

Intervista a cura di Edoardo Ferrio.

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Credit foto: NarniOnline.