Che fine ha fatto… Rebecchini, dalla Roma alla Norvegia

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Nuovo appuntamento con la rubrica “Che fine ha fatto…”, un viaggio alla riscoperta dei talenti transitati dalle pagine del nostro Almanacco nell'anno che segna la sua decima edizione. Dopo le puntate dedicate FranchiniDi BenedettoMontresorFerraraCizzaZucchiniSessaGragnoli, Capristo, Spina, RoviniVillanova e Nava, oggi il nostro ospite di giornata è Ugo Rebecchini, difensore classe 1995 scuola Roma e con un passato anche nel settore giovanile del Bologna, presente nella prima edizione del nostro Almanacco. Chi ci ricordava? Un grande difensore del passato, transitato anche dalla capitale, come Christian Panucci.

Ciao Ugo, il tuo percorso di crescita calcistica ti vede far parte di due società importanti nel panorama calcistico italiano come Roma e Bologna. Raccontaci la tua esperienza.
"La società giallorossa è sicuramente quella che mi ha dato le basi per iniziare il mio cammino nel mondo del calcio. È il posto nella quale mi sono formato e dove ho giocato fino gli Allievi Nazionali. Prima del passaggio al Bologna, ho militato un anno in Promozione all’ASD FutbolClub Roma, società romana nella quale avevo trascorso i primissimi anni. Così avviene il passaggio alla società rossoblù, nella quale sono stato aggregato alla squadra Primavera con un allenatore come Colucci al quale devo tantissimo: nonostante venissi utilizzato poco, ma mi ha dato la possibilità di imparare e crescere come atleta e come uomo".

A questo punto la tua carriera prende una svolta non comune tra chi si affaccia al professionismo.
"Nonostante avessi alcune possibilità di giocare come Under in società professionistiche di Serie C, presi la decisione di andare a studiare negli USA. Ebbi modo di confrontarmi con ragazzi di un college californiano durante una loro trasferta in Italia, mentre svolgevano un’amichevole a Trigoria. Così mi iscrissi al corso di laurea in Economia Politica e contemporaneamente giocavo con i California Golden Bears. Fu un’esperienza impagabile e notai fin da subito le grosse differenze che ci sono tra il calcio in Italia e nei college USA. Vi era, infatti, una enorme disparità dal punto di vista tecnico, praticando un calcio molto fisico e meno tattico, ma anche una grossa disparità a livello di organizzazione e strutture. Ebbi anche modo di partecipare al Combine Draft per la MLS, una tre giorni in cui ci si poteva mettere in mostra per essere selezionati dalle società del massimo campionato USA. Tuttavia, il primo giorno mi stirai e vidi sfumare la mia occasione".

L’esperienza USA non è stata l’unica al di fuori dell’Italia.
"Negli anni in California conobbi un ragazzo turco che, tramite sue conoscenze, mi fece allenare per un periodo con una società di Serie A del suo paese: fu un’occasione molto bella, anche se non si concretizzò il tesseramento. Così tornai in Italia per disputare un campionato di Serie D con la Lupa Roma che aveva come allenatore Marco Amelia: la scelta però non fu azzeccata in quanto trovai una società disorganizzata, con una squadra senza giocatori di esperienza e con una coesione di gruppo praticamente nulla. L’anno successivo, invece, mi trasferii in Norvegia per partecipare al campionato di Serie B con il Mjolnar: anche in questo caso ciò ha fatto la differenza rispetto la situazione che ho lasciato in Italia è l’organizzazione societaria che trovai nel paese nordico".

Oggi invece come si è evoluta la tua carriera?
"Lo scorso anno in periodo pre-pandemia son stato tesserato con il Ladispoli, che disputava il campionato di Serie D. Considerando la situazione generale ho scelto di mettere da parte il calcio per dedicarmi al lavoro. Adesso infatti sono nell’ambito dell’investment banking, ossia gestisco il capitale della banca per la quale lavoro. Attualmente inoltre mi alleno anche con l’USD Boreale, società di Eccellenza del Lazio (nuovo esordio in campionato giorno 11 aprile contro il Civitavecchia n.d.r.)".

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?
"Il mio obiettivo è quello di continuare a giocare finché posso, ma soprattutto quello di divertirmi. Se dovessi pensare ad un futuro un po' più lontano in campo mi piacerebbe allenare la fascia d’età della Primavera al fine di poter trasmettere qualcosa ai ragazzi come han fatto i miei allenatori del passato".

Articolo a cura di Simone Praticò.

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