Che fine ha fatto… Sessa, una vita in Sicilia

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Settimo appuntamento con “Che fine ha fatto…”, viaggio alla riscoperta dei talenti transitati nel nostro Almanacco nell'anno che segna la sua decima edizione. Dopo le puntate dedicate a FranchiniDi BenedettoMontresorFerraraCizza e Zucchini, oggi è il turno di Alfonso Sessa, centrocampista del 1996 cresciuto calcisticamente alle pendici dell’Etna e che nel corso della sua giovane carriera ha avuto la possibilità di assaporare l’aria del professionismo con il Catania.

Ciao Alfonso, una tappa importante nella tua crescita giovanile è sicuramente Catania. Raccontaci un po' da dove è iniziato tutto.
"Il mio percorso nel settore giovanile del Catania inizia all’età di 14 anni con il ritiro precampionato dei Giovanissimi Nazionali. I primi periodi sono stati difficili perché si trattava della mia prima esperienza lontano da casa e ne sentivo la mancanza, poi con il passare del tempo e per la presenza in gruppo di molti compagni campani si creò un clima molto familiare. Durante questi anni come squadra ci siamo tolti anche parecchie soddisfazioni, come ad esempio la vittoria in Nike Cup con i Giovanissimi Nazionali: per un ragazzo è qualcosa di unico, che ti rende orgoglioso e ti fa sentire importante all’interno del contesto Catania. È con il passaggio in prima squadra, successivamente alla retrocessione in Lega Pro, che sono iniziati alcuni problemi legati soprattutto al momento storico vissuto dal club: in città c’era una gran voglia di riscatto e anche io vivevo lo stesso sentimento, soprattutto perché ormai Catania era diventata casa mia e avevo vestito anche la fascia da capitano in Primavera. Tuttavia le aspettative erano molto elevate, e ciò ha di fatto penalizzato i giovani come me. Così nel mercato invernale mi sono trasferito all’Aversa Normanna con la quale ho raggiunto la salvezza per poi fare ritorno a Catania a fine anno. Mi sono sentito di nuovo parte integrante del progetto, ma a dicembre ho subito un infortunio al ginocchio che mi ha costretto a restare fermo per 7 mesi, chiudendo di fatto la mia avventura in rossazzurro".

Tappa successiva del tuo percorso è stata la Sancataldese, altro punto fondamentale per la tua carriera.
"Dopo la rescissione con il Catania, la Sancataldese ha rappresentato la mia prima esperienza nel calcio con lo status da over. A loro devo un grande ringraziamento per avere creduto in me in un periodo complicato della mia carriera dopo il lungo stop: devo essere grato la responsabilità che mi hanno dato, ripagata dal mio lavoro duro per guadagnarmi il posto con merito. In una piazza come San Cataldo poi il calcio è un veicolo fondamentale per la crescita della città e senti subito l’affetto e la stima di tutti. Il secondo anno però non iniziò al meglio: dopo il ritiro mi sono trasferito al Paternò in Eccellenza, per poi fare ritorno due mesi più tardi alla Sancataldese dove mi son rimesso in gioco per migliorare la situazione di classifica senza riuscirvi (stagione chiusa con la sconfitta ai playout contro il Roccella, ndr.)".

Tra le maglie indossate anche l’azzurro della Nazionale.
"Ho ricevuto tre convocazioni: con Under 15 per uno stage, Under 16 per ilTorneo dei Gironi e Under 17 per una partita contro la Slovacchia. Tre esperienze fantastiche e che porterò sempre con me. Non posso dimenticare l’emozione e l’orgoglio nell’indossare quella maglia e nel rappresentare l’Italia. L’unico rimpianto è quello di non aver fatto parte del gruppo azzurro per più tempo e non aver avuto la possibilità di stringere rapporti duraturi con gli altri ragazzi, come accaduto nel Catania".

Come si è evoluta la tua carriera fino al giorno d'oggi?
"Lo scorso anno ho fatto parte della Cittanovese, società di Serie D, che ha dimostrato di valere la categoria nella quale si trova. Purtroppo, abbiamo subito come tutti il blocco del campionato, per cui l’esperienza è stata abbastanza breve. Quest'anno, invece, vesto la maglia del Giarre".

I tuoi obiettivi per il futuro?
"L’obiettivo principale è risalire di categoria, con l’ambizione di puntare sempre più in alto. Cosa fondamentale nel continuare la mia carriera è far parte di una società con progetti di crescita e voglia di ambire sempre più in alto, come il Giarre sta dimostrando di volere".

Articolo a cura di Simone Praticò.

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