Conte (San Marino): “Il livello della Serie B si è alzato”

Dopo una breve separazione, Alain Conte è tornato alla guida della San Marino Academy nel campionato di Serie B Femminile. Il tecnico ravennate aveva guidato la squadra al doppio salto di categoria dalla Serie C alla Serie A, conducendo la squadra anche in massima serie e mancando la salvezza solo all'ultima giornata. Ora, con le ragazze in maglia azzurra, sta vivendo un campionato comunque di buon profilo, con l'obiettivo di giocare per i piani alti fino alla fine della stagione.

Mister, dopo una breve separazione, sei tornato alla guida dell'Academy. Come valuti il vostro campionato fino a questo momento?
“Al momento siamo quinte: all'inizio, l'ambizione era quella di fare un campionato di vertice ma l'anno successivo ad una retrocessione è sempre difficile da interpretare. Quando mi sono riunito alla squadra ho trovato le ragazze un po' giù di morale, perché si trovavano in una posizione di classifica più bassa rispetto alle loro aspettative. Ora l'importante è restare in corsa con le prime fino alla fine della stagione”.

Con una singola promozione, il livello della Serie B si è ulteriormente alzato, malgrado il divario dalla Serie A sia sempre ampio.

“La Serie A è stato qualcosa di clamoroso, peccato la stagione sia stata danneggiata dal Covid perché col pubblico ce la saremmo goduta in maniera diversa. Ora in Serie B si vede che le squadre stanno crescendo: basti pensare al fatto che la Riozzese è riuscita ad eliminare il Sassuolo dalla Coppa Italia; anche noi, pur avendo perso 3-0 contro l'Inter, abbiamo giocato per almeno un tempo alla pari, sbagliando il rigore del vantaggio sullo 0-0 a fine primo tempo. La singola promozione obbliga a darsi battaglia in tutte le giornate e ho visto che ci sono ottime giocatrici in tutte le squadre”.

Come vi muovete per il reclutamento?
“Abbiamo un'attività legata alle scuole, con alcuni degli allenatori che seguono dei progetti. Oltre questo, facciamo scouting nelle società maschili e cerchiamo di prendere quelle ragazze che, ad un certo punto, non possono più giocare con i maschietti, cercando di arrivare prima delle nostre concorrenti. Ora abbiamo tutte le squadre fino all'under 8, quindi abbiamo tutte le categorie e da questo punto di vista direi che stiamo lavorando bene”.

Da tempo ormai si parla del professionismo nel calcio femminile. Tra quanto credi che avverrà il passaggio dal dilettantismo?

“Si tratta di un obiettivo da raggiungere, ma va fatto nel modo più giusto. Ci sono privilegi e vantaggi, certo, ma le piccole società a dimensione provinciale rischiano grosso. In primo luogo sono le diverse realtà a doversi consolidare, prima di passare al livello superiore. Noi siamo più avanti rispetto ad altre, ma in una società professionistica bisogna inserire molte figure professionali, a livello dirigenziale, che ancora nel calcio femminile non ci sono. Il passaggio non va fatto dalla sera alla mattina ma bisogna arrivare piano piano all'obiettivo. Pensiamo semplicemente al fatto che la Serie B, senza diritti televisivi, andrebbe a pagare difficoltà di gran lunga maggiori della massima serie”.

Sembra quasi che giocare in cadetteria sia più difficile che in Serie A.
“Non a livello tecnico, ma per tutti gli altri fattori sì. Economicamente non abbiamo i mezzi della serie superiore, perché non ci sono diritti tv. Inoltre, abbiamo più squadre, quindi più trasferte anche distanti su scala nazionale come Sassari, Palermo, Bari. Il calcio femminile è un movimento di successo: proprio per questo, bisogna scongiurare che vengano fatti passi più lunghi della gamba finché abbiamo società ancora circa caserecce, bisogna che il passaggio al professionismo arrivi al professionismo nel modo più intelligente possibile”.

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