LGirauDo: la mia “versione” di calcio, aspettando la laurea

Federico Giraudo è uno dei prototipi dell'atleta LGI. Calciatore di buon livello, senza alcun dubbio, capace di costruirsi le fondamenta di una solida carriera in Serie C (per il momento, ad maiora) dopo una trafila brillante nel vivaio del Torino. Ma Federico non è solo un atleta professionista, perché il suo è il profilo di chi non si è accontentato di sapere dare due calci a un pallone, ma che ha deciso di investire su se stesso anche fuori dal campo, intraprendendo la carriera universitaria di pari passo a quella del calciatore. E allora siamo ben lieti di ospitare un suo pensiero sulle nostre "pagine": è la riflessione di un ragazzo che ha incassato tanti colpi nella sua giovane vita, ma che dopo ognuno di essi si è rialzato grazie alla consapevolezza di chi ha una mentalità capace di andare oltre i quattro lati del rettangolo verde. Vi lasciamo alle sue parole, con la speranza che possano diventare un'appuntamento fisso sulle colonne de La Giovane Italia

"26 gennaio 2020: Triestina-Cesena, ultima gara da titolare. 21 ottobre 2020: Vis Pesaro-Triestina, prima gara stagionale da titolare. Sono passati quasi 9 mesi, 270 giorni per l’esattezza, un’eternità. Tanto ho dovuto aspettare per sentire di nuovo il mio nome chiamato tra i primi undici dal mister. E dire che il 6 novembre 2019, un paio di mesi prima, erano arrivati anche i miei primi due gol da professionista. Ma il tempo premia chi sa aspettare. E allora, il 1° novembre 2020, ecco arrivare il primo gol stagionale, nonché primo in carriera in serie C. Sono trascorsi 361 giorni dalla prima volta in cui sono riuscito a muovere per la prima volta la rete tra i grandi, anche se a dirla tutta fare gol non è esattamente il mio mestiere.

In quest’anno è successo di tutto: il lockdown mi ha costretto a casa da inizio marzo, come successo a tutti noi. Ed dal punto di vista calcistico la situazione non è cambiata, almeno fino al 7 ottobre: contratto scaduto, nessuna chiamata in arrivo per il 2020/21. Non è stato facile continuare ad allenarsi e a coltivare la speranza che giornate come quella di domenica scorsa sarebbero arrivate. Ci sono periodi in cui entri in un vortice di negatività e fai fatica ad uscirne, ma con perseveranza e resilienza (parola d’ordine di mister Longo, che ho avuto il piacere di incontrare di nuovo qualche settimana fa, dopo i nostri trascorsi con la Primavera del Toro) sono riuscito ad andare avanti e non mollare, nonostante in alcuni momenti sia venuto naturale pensarlo.

Sicuramente un fattore che mi ha aiutato e che mi è servito anche come valvola di sfogo è stato lo studio: il poter continuare ad aggiornarmi e dare esami anche in questo periodo di emergenza è stato fondamentale. Devo ammettere che mi sono sentito più sicuro proprio grazie a questa parola, lo studio. La possibilità di coltivare una strada parallela al calcio mi ha da sempre fatto sentire in un certo senso più protetto, pronto ad affrontare anche le più dure difficoltà come può essere quella di rimanere a casa senza un contratto, senza sapere se dietro l'angolo ci fosse o meno una nuova stagione o una nuova sfida da affrontare. Una cosa però l’ho capita, avendola vissuta sulla mia pelle: se perseveri e non molli le possibilità, e di conseguenza le soddisfazioni, arriveranno. E la gioia con cui le vivrai sarà davvero impagabile.

È stato così qualche giorno fa, in quella domenica 1° novembre. Il giorno che precede la commemorazione dei defunti, che per la mia Vis Pesaro vedeva in calendario una sfida delicata, contro il Gubbio. Ho segnato il gol della vittoria, 361 giorni dopo la prima volta. Ho alzato le mani al cielo, per cercare una persona speciale: quel gol non poteva che essere per il mio grande papà, che mi segue orgoglioso da lassù! Mi viene da pensare che tutto questo non possa essere una semplice coincidenza. Perché per chi sa aspettare, senza mai farsi abbattere dalle sfide della vita ed è sempre pronto ad affrontare quella successiva, il caso non esiste".

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