Figli (e nipoti) d’arte: la dinastia Conti

Quante volte, seduti in tribuna, vedendo qualche giovane calciatore in azione ne siamo rimasti stregati. E quante volte poi, al sapere di chi fosse figlio, abbiamo esclamato: “Aaah, ecco, ora si spiega tutto”. Anche se nel calcio il dna non è sempre sinonimo di bravura e qualità, a volte il fattore genetico conta eccome. Nell’ultima puntata la nostra rubrica ha cambiato pelle, passando da figli d’arte a figli e nipoti d’arte. Che forse sono una dimostrazione ancor più forte di quanto, alcune volte, il fattore genetico sia del tutto determinante. Il primo talento messo sotto la lente d’ingrandimento è stato Daniel Maldini del Milan che, nonostante il peso del cognome, sta pian piano trovando la sua strada. (Clicca qui per saperne di più)

Questa volta invece che il treno, ci tocca prendere l’aereo e da Milano Malpensa voliamo verso l’aeroporto di Cagliari. E’ infatti sull’isola sarda che un giovane rossoblu sta mettendo in mostra tutte le sue migliori qualità, chi è? Bruno Conti. Sì, prendiamo fiato, perché in questo caso non è uguale solo il cognome, bensì anche il nome. Daniele Conti ha infatti voluto chiamare suo figlio proprio in onore di nonno Bruno e adesso per distinguerli, alla brasiliana si è aggiunto un “junior” per distinguere l’eterna bandiera romanista e suo nipote. Ed è proprio da Bruno Conti, a questo punto senior, che vogliamo partire. 68 gare con la maglia del Genoa e 4 gol, ma soprattutto 304 presenze con la Roma, impreziosite da 37 gol. Con la maglia giallorossa 5 Coppe Italia ed uno Scudetto, senza dimenticare i 47 gettoni collezionati con l’Italia e quel Mondiale ancora scolpito nella nostra mente. Marazico ne ha fatta di strada, da Nettuno fino a quel 23 maggio 1991, il suo addio al calcio, uno dei più dolorosi della storia romanista. Si ammainò un’enorme bandiera giallorossa, sotto tutti i punti di vista. Bruno Conti si tolse gli scarpini per l’ultima volta, in particolar modo quello sinistro, che baciò prima di lanciarlo verso l’anima del tifo capitolino. Nel frattempo, il 9 gennaio 1979 era nato Daniele Conti che con la Roma giocò poco e nulla (5 partite ed un gol) ma a Cagliari trovò la sua dimensione ideale, tanto da diventarne una bandiera, proprio come papà Bruno lo era diventato per la Roma. 434 presenze e 47 gol, una vita con la casacca rossoblu cucita addosso. Ma entriamo nel vivo, perché come detto la dinastia Conti è destinata a proseguire, grazie al mediano classe 2002 della Primavera cagliaritana. Il suo piede forte, il mancino, sembra ricordare quello del nonno, ma con paragoni del genere bisogna andare sempre molto cauti, perché nel calcio di oggi è facile arrivare in alto e poi cadere rovinosamente. Bruno Conti può giocare sia da playmaker che da interno di centrocampo, dispone di un ottimo bagaglio tecnico ed una visione di gioco notevole. Il gol all’esordio nel campionato di Primavera è stato un bigliettino da visita importante che, almeno per un attimo, avrà fatto emozionare papà Daniele e nonno Bruno. E magari anche loro hanno pensato che la dinastia Conti possa proseguire a gonfie vele o comunque che, ad oggi, è in buone mani. Anzi, in ottimi piedi.