Giraudo: “Se questo e’ calcio…”

Non basta essere fuori,  dopo sessant'anni,  da un Mondiale Iper Large. Appena alle spalle un fallimento, eccone spuntare un'altro. E siccome non ci facciamo mai mancare nulla, non e' stato il primo e purtroppo non sara' l'ultimo.  Adesso pero' stiamo addirittura superandoci. Ovvero rubare il sogno di poter fare il calciatore a ragazzi che dopo anni di settore giovanile, tra panini ingurgitati sui treni, tra materie immagazzinate a forza nelle ore di viaggio e di lontananza da famiglia e amici, arrivano a cullare finalmente l'illusione di avercela fatta.

Se questo e' il professionismo tanto agognato, vale la pena di farsi raccontare le impressioni di chi, dopo solo 5 mesi a Vicenza, ha visto sgretolarsi in poche settimane quella "casetta " ideale che , mattone dopo mattone,  aveva costruito in tutti questi anni.

Federico Giraudo, classe 1998, scrive per La Giovane Italia quete poche righe.

"Il 13 gennaio 2018 verrà ricordata come una data storica, ma non per qualcosa di positivo. Oggi per la prima volta in 118 anni di storia il Vicenza non ha partecipato ad una gara ufficiale. Io faccio parte di questa gloriosa società ed ho vissuto questi giorni con un susseguirsi di forti emozioni, culminate con una sorta di commozione ieri, quando allo stadio Romeo Menti i tifosi ci incitavano come non mai di fronte ad un semplice allenamento.
Vedere come questa squadra e questa città raccolgano così tante persone è incredibile. Migliaia di persone che si riuniscono il fine settimana per assistere ad una partita che per loro significa sfogo, unione, luogo di raccoglimento e molto altro ancora.

E proprio al mio primo anno da professionista, sto capendo tante cose sotto questo aspetto. Arrivo da un club dove il lato emotivo e' sempre stato fantastico.

Cosi, anche se rimarra' fortissima questa delusione, ho saputo cogliere l'altro aspetto della vicenda. Percerpire la forza di gente che vive per questa città e questa squadra mi ha dato una spinta incredibile. Casomai uno pensasse di "mollare".

Non avrei mai immaginato il giorno della firma di ricevere tutto questo, a livello di crescita umana soprattutto.
Il 'mancato' derby" per tutti noi e' stato una sconfitta. Non sul campo, non a tavolino. Ma morale. E la scelta dolorosa dello sciopero forse una delle ultime carte da giocare non per noi stessi ma per provare a salvare il salvabile di questo club.

Vi terro' aggiornati se cambiera' qualcosa nelle prossime ore. Per ora, solo un concetto. Imparato dopo anni e un diploma. La storia merita sempre rispetto. Vediamo se qualcuno se ne ricorda.

Federico Giraudo per La Giovane Italia