L’ex LGI si racconta: parola a Francesco Mezzoni

Bentornati al consueto appuntamento con le interviste agli ex LGI, nel quale diamo voce ai calciatori che negli anni sono passati sotto la nostra lente d’ingrandimento e che oggi fanno parte del mondo professionistico. Dopo la storia e i trascorsi calcistici (e non solo) di Matteo Figoli, centrocampista della Carrarese, vi portiamo alla scoperta di un terzino, nello specifico Francesco Mezzoni della Pistoiese.

IL PERIODO DELLE GIOVANILI
Mezzoni nasce nella Capitale il 27 maggio del 2000 e muove i primi passi nella scuola calcio di quartiere, il Football Club di Roma. La prima esperienza in un settore giovanile strutturato la visse però in una realtà calcistica e geografica completamente differente: “All’età di 14 anni andai a fare un provino al Carpi, fortunatamente andai bene e fui preso dal club biancorosso. Qui trascorsi tre anni e mezzo: il terzo fu quello più importante e bello, in quanto entrai nel giro della prima squadra e arrivarono le prime convocazioni con le Nazionali. Arrivò poi la chiamata del Napoli. Ci andai di corsa ed ebbi modo di allenarmi con la prima squadra e di assaporare quello che definirei il calcio con la C maiuscola”. A livello giovanile, quello di Mezzoni è un curriculum di tutto rispetto. Nella parentesi di Carpi, tra Under 17 e Primavera, totalizzò 25 presenze e una rete, mentre nei due anni di Primavera nel club partenopeo, tra campionati, coppe nazionali e Youth League, ha messo assieme qualcosa come 76 presenze, condite da 4 gol e 11 assist. Ma veniamo ora a scoprire quello che è il bagaglio tecnico-tattico del giocatore: “Da quando ho iniziato a giocare a calcio, fino all’ultima stagione nelle giovanili, ho fatto l’esterno d’attacco. Una volta passato nei professionisti sono stato impiegato come terzino. Una delle posizioni che preferisco, e che sto ricoprendo tutt’ora, è però quella di quinto. In sintesi, sono un giocatore di fascia, i cui punti di forza sono potenza fisica, corsa e attacco dello spazio”. Le fonti di ispirazione, soprattutto ai tempi del Napoli, non gli sono certo mancate: “Ho avuto la fortuna di vedere da molto vicino Giovanni Di Lorenzo e da allora per me è quello che definirei l’esempio da seguire, mi ispiro a lui al cento per cento. In generale, ho sempre cercato di trarre il meglio da ogni figura che mi ha accompagnato nel percorso di crescita, ma se devo ringraziare in modo particolare qualcuno, senza il quale non sarei arrivato dove sono oggi, direi senz’altro la mia famiglia. Un ringraziamento speciale va anche alla famiglia che mi ha ospitato a casa propria, accogliendomi come un figlio, nei primi tempi delle giovanili a Carpi”.

LA CARRIERA TRA I PROFESSIONISTI
Il salto nel mondo dei professionisti non è stato tra i più semplici. Il primo anno lo vide in prestito alla Carrarese nell’annata interrotta per via dell’emergenza Covid-19: “A gennaio di quell’anno scelsi di cambiare aria per andare a giocare con più continuità. Andai dunque al Pontedera ma proprio in quel periodo i campionati furono interrotti e rividi il campo solamente la stagione successiva”. A Carrara totalizzò una dozzina di presenze e trovò la gioia del primo gol tra i professionisti. A Pontedera, invece, riuscì a giocare solamente 4 partite. L’anno successivo il passaggio alla Feralpi Salò: “Dopo aver fatto il ritiro con il Napoli cambiai completamente realtà, ma anche qui trovai poco spazio e scelsi di andare via a gennaio. La seconda parte della scorsa stagione la trascorsi dunque alla Pro Vercelli dove, tra gennaio e aprile, vissi il periodo più importante della mia carriera. Avevo iniziato a trovare continuità ed acquisito una consapevolezza che in precedenza non avevo. Sul più bello arrivò la rottura del legamento crociato, che spezzò letteralmente questo incantesimo. Da quel momento, con tanto lavoro e tanta abnegazione, ne sono uscito”. Oggi Francesco è un calciatore della Pistoiese e domenica scorsa, nella partita casalinga contro il Gubbio, ha ritrovato la gioia del gol: “Ho inseguito a lungo questo obiettivo, finalmente ci sono riuscito. Me lo sono cercato: ho fatto 60 metri di campo a tutta perché credevo in quella palla e volevo buttarla dentro a tutti i costi. Il mio personale obiettivo per questa stagione è ovviamente quello di fare meglio rispetto agli anni precedenti, sia a livello di continuità che di prestazioni. Quello di squadra è invece il raggiungimento della salvezza matematica nel più breve tempo possibile”.

TRA LETTURA, VIAGGI E UNIVERSITA’
Abbiamo indagato su ciò che, al di fuori del calcio, è in grado di offrirgli una certa gratificazione: “Nel corso della stagione sportiva tendo ad isolarmi e a spendere il più possibile delle mie energie nel rettangolo verde. Quando invece ho un po' di tempo per me una cosa che adoro fare, oltre alla lettura, è viaggiare e ammirare posti nuovi. Inoltre, mi sono iscritto da poco all’indirizzo universitario di Scienze Motorie Sportive per provare ad inseguire il sogno di rimanere un giorno a lavorare nel mondo del calcio”.