L’ex LGI si racconta: parola ad Alessandro Piu

L’ultima volta vi abbiamo raccontato la storia e le avventure calcistiche e non solo di Simone Russini. Oggi, nel consueto appuntamento con la rubrica “Ex LGI” diamo spazio ad un attaccante duttile e moderno, che fa di velocità, stazza (1,86 cm di altezza) e dell’attacco degli spazi in verticale i suoi caratteri distintivi. Stiamo parlando di Alessandro Piu dell’Aurora Pro Patria, classe 1996, nato ad Udine, ma che ha trascorso gran parte della sua vita calcistica dalle parti di Empoli.

Raccontaci un po' di te… Che tipo di attaccante sei? Come ti definiresti e in che ruolo sai esprimerti al meglio?
“Davanti posso variare tanto ma mi definisco più una seconda punta. Posso ricoprire anche i ruoli di esterno o prima punta. Nel corso della mia carriera, comprese le giovanili, ho giocato in tanti ruoli diversi, ma sempre restando sul fronte d’attacco. Mi piace molto attaccare la profondità, ho gamba e sono abbastanza veloce”.

C’è qualche giocatore dal quale trai aspirazione o a cui “ruberesti” qualche caratteristica?
“I miei punti di forza sono la corsa e il gioco in verticale; la mia struttura fisica mi permette di poter giocare anche al centro del fonte d’attacco. Di conseguenza, in questo momento storico mi piace molto il modo di giocare di Victor Osimhen del Napoli: abbiamo caratteristiche abbastanza simili in termini di velocità e attacco della profondità”.

Ci racconti un po' come si è sviluppato il tuo percorso a partire dalle giovanili?
“Ho fatto le giovanili a Empoli, dove mi trasferii in giovanissima età, ed ebbi la fortuna, una volta uscito dalla Primavera, di giocare qualche partita in Serie A con il club che mi ha cresciuto. Allora in panchina c’era Marco Giampaolo, che mi fece esordire in una partita contro l’Atalanta. Quell’anno feci una decina di presenze nella massima serie. Poi, l’anno dopo, andai in prestito allo Spezia, dove trovai più continuità: partii bene con 3 gol e 2 assist, ma nel girone di ritorno mi feci male a una caviglia, infortunio che segnò la fine della mia stagione. Fu un peccato perché in quel periodo ero nel giro della Nazionale Under 21, con la quale feci l’esordio nella fase di qualificazione agli Europei contro la Serbia”.

Poi il ritorno ad Empoli, questa volta in Serie B…
“Doveva essere il mio anno, lì avevo un sacco di amici e consideravo la città come mia seconda casa. Infatti partii benissimo: nel periodo del ritiro stavo molto bene, segnavo spesso nelle amichevoli e trovai il gol subito anche in Coppa Italia. Ma qui un’altra volta gli infortuni mi hanno fermato: mi sono stirato al retto femorale e non sono mai riuscito a recuperare del tutto, viste le numerose ricadute. Feci presenze a singhiozzo, ma per fortuna quell’anno vincemmo il campionato. L’anno dopo fui girato in prestito al Carpi, ma anche quella circostanza non ebbi tregua dal punto di vista dell’integrità fisica: avevo un problema al pube e decisi di fare un controllo approfondito. I risultati degli esami avevano appurato che si trattava di ernia inguinale. Per cui dovetti operarmi e stetti fermo altro tempo.

Da allora la nuova avventura si chiama Serie C…
“Dovetti fare la riabilitazione post-intervento a Pistoia, e approfittai della vicinanza per provare a riprendere la condizione facendo qualche presenza in C con la Pistoiese. Mi ripresi e l’anno dopo feci nuovamente il ritiro con l’Empoli, allora allenato da Bucchi, ma venendo da due anni nei quali avevo giocato pochissimo, non rientravo più nel progetto. Fui quindi ceduto all’Arezzo: il primo anno non fu facile perché faticavo ad accettare il fatto di ritrovarmi in Lega Pro. Per questo motivo partii male, giocavo poco e non mi trovavo a mio agio. L’anno dopo fui messo fuori rosa per vicissitudini societarie e problematiche che comprendevano anche alcuni procuratori, ma da gennaio, con mister Stellone che mi diede fiducia, ritrovai motivazioni, continuità e soprattutto i gol”.

Dunque, sei ancora alla ricerca di un riscatto personale nei confronti della malasorte?
“Beh quest’estate per la prima volta mi sono ritrovato tra gli svincolati, perciò i presupposti non erano i migliori. Per fortuna ho avuto qualche proposta e alla fine ho voluto sposare questo progetto: la Pro Patria è la squadra che mi ha dato più garanzie e che ha puntato di più su di me. Mi ha chiamato personalmente mister Luca Prina, trasmettendomi fiducia sin dal primo momento. Io avevo bisogno di un ambiente in cui ripartire, ritrovare fiducia e soprattutto continuità. Per ora sta andando tutto molto bene, anche se attualmente ho avuto un piccolo problema fisico che mi sta tenendo fermo, ma diciamo che sono contento di questo inizio e non vedo l’ora di rientrare in campo.

Al di fuori del rettangolo verde stai coltivando qualche passione? Hai già qualche progetto per il futuro?
“Diciamo che per il futuro post calcio giocato sto iniziando a pensarci solamente ora, ma è ancora prematuro fare previsioni. Per quanto riguarda invece le mie passioni e le cose che, al di fuori del calcio, mi fanno stare bene, senza dubbio ritrovarsi con gli amici e le persone care e trascorrere più tempo possibile con loro. Inoltre sono molto appassionato di serie tv”.