Manuela Tesse: “Voglio giocarmi la Serie A col Pomigliano”

Subentrata a febbraio dopo le dimissioni di Salvatore Esposito, Manuela Tesse ha preso la guida tecnica del Pomigliano con il dichiarato obiettivo di cercare la promozione in Serie A. Traguardo: la formazione campana, protagonista di una cavalcata che l'ha vista a lungo in testa alla classifica, si è guadagnata la promozione in massima serie con tre giornate d'anticipo e adesso, per Tesse, ci sarà l'occasione di tornare a prendere la guida di una squadra di Serie A a quasi dieci anni dalla sua esperienza alla Torres, con cui vinse il campionato nel 2013. Una soddisfazione grandissima per lei e per la società, che ad inizio anno si sarebbe accontentata di una semplice salvezza, visto che la squadra napoletana era una delle neopromosse in Serie B.

Manuela, quant'è la soddisfazione per aver raggiunto la Serie A con questo gruppo?
"Penso fosse impensabile ottenere il doppio salto di categoria e il mio primo pensiero va alla società, per la quale credo questo sia un traguardo incredibile. Quando sono arrivata, a febbraio, ho preso una squadra che aveva già fatto un buon lavoro: il mio compito era solo di migliorare quanto fatto prima e penso di esserci riuscita".

Sei arrivata a stagione in corso dopo le dimissioni di Salvatore Esposito, quanto è delicato prendere in mano una squadra che, seppur prima in classifica, ha appena cambiato allenatore?
"La squadra era a +1 sulla seconda, con tutti gli scontri diretti da giocare. Inizialmente non ho voluto toccare niente, perché la classifica ci sorrideva, tant'è che alla prima giornata abbiamo vinto. Quando la settimana seguente abbiamo perso, in casa contro il Chievo Verona per 3-1, ho iniziato a cambiare, seguendo la mia idea di gioco. Quando si subentra sulla panchina che era di qualcun altro, la prima cosa da fare secondo me è osservare, per capire dove bisogna migliorare. Ho subito capito che c'era grande qualità nel gruppo, ma che alcune ragazze avrebbero potuto risaltare ancor più di quanto stavano facendo. Ho cercato di far capire al gruppo che se avessero preso consapevolezza nei loro mezzi avremmo potuto centrare questa promozione".

Ora nel tuo futuro c'è la Serie A?
"Sì, ho già firmato un biennale; quando sono arrivata, la prima offerta era semplicemente di chiudere il campionato, ma sapevo che potevo venire a vincere con questo gruppo, per cui ho chiesto un biennale, sapendo che poi avrei avuto la possibilità di proseguire nel percorso anche in massima serie con queste ragazze. Ovviamente poi sono loro a scendere in campo, ma questa stagione è anche un po' merito mio".

In gruppo hai diverse ragazze da Giovane Italia, che stanno ancora crescendo. Parlaci di un paio di loro: Lombardi e Moraca su tutte.
"Beh Ilaria (Lombardi, ndr) è una 2002 che secondo me ha espresso solo il 40% del suo potenziale. Secondo me è una ragazza che può e deve migliorare, penso che abbia ancora qualcosa di inespresso e che lavorando potrà diventare una grande giocatrice. Prima che arrivassi faceva il terzino sinistro, anche se lei nasce come centrale difensivo. Ho voluto portarla a destra per farla crescere e maturare.
Giusy Moraca invece, dopo aver iniziato a Napoli, era passata al calcio a cinque prima di rientrare a Pomigliano, dove aveva già giocato in under 15. Era un'attaccante, l'ho spostata ad ala sinistra dopo che per un periodo aveva fatto il vertice alto del rombo; l'avevo provata anche mezzala, ma quando l'ho posizionata alta a sinistra ha cambiato totalmente le sue prestazioni, rivelandosi uno dei nostri migliori assi nella manica".

Con questo gruppo ti giocherai anche la Serie A. Che tipo di lavoro ti aspetti di fare?
"Intanto bisogna continuare a costruire sulle basi che abbiamo posto negli ultimi tre mesi, sia da un punto di vista fisico che tecnico-tattico; la società poi dovrà capire con che rosa andremo a giocarci la massima serie, se e quante giocatrici di prospettiva e non verranno aggiunte alla rosa".

Il calcio femminile sta continuando nella sua crescita esponenziale, secondo te quando arriverà la prossima svolta?
"Intanto dobbiamo ambire al professionismo, che dovrebbe iniziare nella stagione 2022-23 se non ci sarà una proroga dovuta al Covid. Sarebbe importante arrivare ad ottenerlo, perché così le ragazze potranno essere a completa disposizione delle loro squadre senza  preoccupazioni ulteriori; poi dovremo continuare a fare propaganda, senza dimenticarci che l'anno prossimo avremo un Europeo da giocarci da protagoniste. E poi, ovviamente, continuare ad allargare la base con i nostri settori giovanili".

Dove si possono migliorare secondo te i vivai al femminile in Italia?
"In primo luogo abbiamo bisogno di numeri per crescere: se aumentiamo il numero di calciatrici aumenta di conseguenza anche la possibilità di selezione, quindi bisogna far giocare le bambine sin da piccole. Poi bisognerà fare anche dei ragionamenti sulle strutture e sull'organizzazione del nostro calcio. La FIGC ha migliorato il livello, soprattutto quando si guarda alle under 18 in genere, visto che su 30 mila tesserate più di metà hanno meno di 18 anni. Tuttavia, bisogna ricordarsi che le nostre competitor hanno quasi tutte più di 100 mila iscritte alle loro federazioni: per raggiungerle a livello qualitativo dobbiamo eguagliarle da un punto di vista quantitativo. Tante ragazze sono sinonimo di tanta possibilità di scelta: dobbiamo rendere le scelte dei nostri commissari tecnici difficili".

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Credit photo: calciofemminileitaliano