SportelLGI – Il vincolo e la riforma dello sport: 2^ parte

La Giovane Italia è, ormai da quasi dieci anni, in prima linea per tutte le tematiche che ruotano intorno al calcio giovanile nostrano. Adesso, alle porte del nostro decennale, abbiamo deciso di scendere in campo, come e più di sempre. Grazie alla penna tagliente di Luca Vargiu, amico LGI di vecchia data, lanciamo la sezione "SportelLGI": un'idea che si propone di diventare appunto uno sportello di sfogo e di denuncia, sempre aperto e a disposizione dei naviganti che per caso o per scelta si sono imbattuti nel nostro progetto. E che da oggi invitiamo ad esporre storie, problematiche e dubbi, anche "normativi", in merito all'attualità del nostro calcio giovanile. Dopo il nostro "filone introduttivo" (prima puntata di giovedì 19 novembreseconda di domenica 22 novembre, terza di venerdì 27 novembre e la quarta di domenica 29 novembre), Luca torna a trattare una tematica da sempre spinosa del calcio giovanile e dilettantistico: quella del vincolo sportivo, inaugurata con la prima puntata di martedì scorso.

Il TAR del Lazio per quel caso del 2011 chi lo ricorda? Tranquilli, quasi nessuno, eppure lasciò un segno anche se fu un’occasione persa. Magari la foto dei cinque calciatori e una calciatrice con il pallone in mano e una palla di piombo legata al piede della campagna voluta dall’AIC “Liberi di giocare” è più familiare? Ma poi cosa è rimasto? Era il 2013 e iniziava quella che su alcuni giornali venne definita la battaglia del presidente dell’associazione, Damiano Tommasi che dichiarava di voler abbassare l’età del vincolo ai 18 anni, una buona idea certamente, che appoggiata dai media, nel 2014, trova anche il sostegno del governo con il ministro Graziano Delrio che dichiara “Siamo finalmente vicini a una soluzione equilibrata per lo svincolo dei giovani calciatori che deve avvicinarsi ai principi dell’Unione europea. Da un lato va sicuramente preservato il lavoro delle società; ma dall’altro è giusto che ci sia libertà di movimento per i giovani calciatori.” Musica per le orecchie di chi era imprigionato dentro una norma e anche per me, ma quella che in molti speravano fosse – finalmente – la volta buona è stata invece un’altra grande occasione svanita, arenata prima e dimenticata poi in mezzo alle faccende della politica con le immancabili divisioni interne e le prese di posizione pesanti. A fine 2014 il successore di Tavecchio a capo della LND, Felice Belolli mise la difesa del vincolo sportivo tra i primi tre obiettivi del suo mandato, sostenuto indirettamente poi qualche mese dopo, e siamo nel 2015, dallo stesso Tavecchio che rispondendo ancora una volta al ministro Delrio, conferma che l’abolizione del vincolo non è nei piani della FIGC. In mezzo qualche servizio tra Report e Le Iene che passa veloce e, soprattutto, le grandi speranze riposte nel Tribunale Civile di Verbania chiamato a pronunciarsi su fatti accaduti nel 2012  (richiesta di denaro per avere lo svincolo) che arriva però a dare una risposta clamorosa che mette in dubbio la validità giuridica del contratto originale cioè la norma stessa: il vincolo pluriennale apposto al tesseramento, infatti, viene definito dal giudicante radicalmente nullo ex art. 1418 del codice civile in quanto “l’appostazione del cd. vincolo di tesseramento previsto come possibile pattuizione tra le parti dall’art. 32 Norme organizzative interne della FIGC non presenta alcuna causa in concreto meritevole di tutela”.

Qualcuno si è fermato un attimo a pensare all’importanza di questa sentenza, alla norma specifica e al vincolo? No, ed è passato altro tempo. L’argomento poi è stato solo sfiorato da Abodi nel suo programma elettorale nella sfida con Tavecchio per la presidenza nel 2017 e poi il solito ritornello. A maggio 2019 però uno strillo torna a dare speranza, Tommasi dichiara:“Siamo alla vigilia di un momento storico” e poi aggiunge “sul tema del vincolo c’è la possibilità concreta di una modifica ed entro fine mese dovrebbero cambiare le norme” ma evidentemente qualcosa deve essere andata storta perché al primo di giugno tutto ha continuato a procedere come sempre. Arriviamo così nel 2020 – e son passati sette anni – quando ad aprile il presidente dell’associazione italiana calciatori torna a ribadire che abolire il vincolo “Era e resta un obiettivo. Un cambiamento necessario”. Bene, un cambiamento che non avverrà sotto la sua presidenza che lascia qualche mese dopo, chiudendo definitivamente con il calcio. Che sia stato difficile per Tommasi lottare per l’abolizione del vincolo non ci sono dubbi, quanto sia stato fatto di concreto e a testa bassa per abbatterlo da parte dell’associazione però non lo sappiamo, certamente l’opposizione delle società, unito al menefreghismo della Federazione, non ha aiutato.  

Un disegno di legge in materia di vincolo sportivo per gli atleti minorenni o non professionisti è stato presentato a dicembre 2019 e assegnato alla settima Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) ad aprile 2020 (e non ancora discusso), mentre in estate il ministro Spadafora presentando il testo unico sulla riforma dello sport ha dichiarato: “Le limitazioni alla libertà contrattuale dell’atleta, individuate come vincolo sportivo, anche nel settore dilettantistico, nel vigente ordinamento sportivo, saranno gradualmente eliminate entro un anno (poi diventati due) dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, secondo modalità e parametri stabiliti dalle federazioni sportive nazionali e approvati dal CONI, in relazione all’età degli atleti, alla durata e al contenuto patrimoniale del rapporto con le società o associazioni sportive. Decorso l’anno, in mancanza delle predette determinazioni delle federazioni sportive nazionali il relativo vincolo sportivo s’intenderà abolito” e a pochi giorni dalla scadenza per la presentazione di un testo definitivo (passato il 30 novembre 2020, tutto sarebbe stato da rifare), habemus riforma: il Consiglio dei Ministri approva i cinque decreti.

E adesso cosa succederà?

Continua lunedì 14 dicembre...