“Mai accontentarsi”, parola di mister Polverini

Tra le tante belle scoperte del campionato Under 16 c'è una squadra che sta dimostrando sul campo il suo valore, facendo del gioco e dell'entusiasmo le sue linee guida. Il Perugia, attualmente terzo in campionato e ad una sola lunghezza dal Napoli, rappresenta a pieno il binomio sport e divertimento, affrontando ogni gara con quello spirito adatto a praticare calcio. A ciò vanno ad aggiungersi una serie di giovani calciatori talentuosi ed un mister - Nicola Polverini - che porta avanti le sue idee e impartisce ai suoi suggerimenti preziosi. Dopo l'esperienza a Gubbio tra le file dell'Under 15, dell'Under 17 e della Berretti è giunta la chiamata del Grifo, un importante salto per un tecnico giovane e dalle belle speranze.

Il campionato dei suoi ragazzi è certamente positivo, coronato per ora da un terzo posto per nulla scontato. A che punto è realmente il percorso di maturazione dei suoi?

Sono soddisfatto del percorso che stiamo facendo. Certamente la strada da fare è ancora molto lunga e, come dico sempre, è giusto essere contenti ma non bisogna mai accontentarsi. Dobbiamo alzare l'asticella, cercare di limare quelli che sono i nostri difetti e, in questo senso, il lavoro è la migliore medicina. Abbiamo ottimi margini di miglioramento e dobbiamo proseguire su questa strada.

Qual è, a suo giudizio, il miglior consiglio che a questa età un allenatore può dare ad un ragazzo che sogna di diventare professionista?

Il consiglio è quello di non sentirsi appagato o credere di essere arrivato già ad un livello importante. A mio avviso l'aspetto principale è l'allenamento: sfruttare ogni sessione nel miglior modo possibile per maturare e crescere. La cultura del lavoro e la voglia di mettersi sempre a disposizione devono essere le leve fondamentali dei giovani ragazzi che cullano questo sogno.

E, dall'altra faccia della medaglia, qual è invece l'errore che più frequentemente si commette e spesso fa disperdere quelle qualità e potenzialità che un ragazzo sembra possedere per sfondare?

Questo è molto frequente perché spesso i ragazzi di fronte alle prime difficoltà tendono a tirarsi indietro. L'aspetto mentale riveste un ruolo essenziale: è importante trovare il giusto equilibrio, mettersi sempre in discussione, trovare la forza per lavorare sodo e con un'intensità maggiore, soprattutto nei momenti più difficili. Soltanto così riusciranno realmente ad emergere le qualità.

Quanto reputa importanti numeri e statistiche nel campionato giovanile? Che ruolo rivestono secondo lei?

Sono convinto che l'obiettivo principale è la crescita dei ragazzi. Sarebbe da ipocriti dire che le vittorie non rivestono un ruolo importante, non tanto per la classifica ma perché aiutano a lavorare meglio nel corso della settimana, dando proprio concretezza a ciò che si fa nel corso delle giornate. Vincere stimola i ragazzi a credere maggiormente nel lavoro che si svolge: in questo senso i risultati hanno un certo peso.

Qualità e senso del gol distinguono Buzzi, giocatore che quest'anno sta esprimendo un buon potenziale. Qual è il maggior pregio che ha riscontrato in lui?

È un giocatore che ha buone doti tecniche e un buon fiuto del gol. L'aspetto che mi sono trovato a dover curare maggiormente è proprio quello mentale, la voglia di allenarsi al massimo per cercare la rete. L'anno scorso non ha fatto molti gol ed era quasi rassegnato all'idea di dover essere un giocatore che lavora sì per la squadra ma non finalizza tanto. Quest'anno sta avendo molte soddisfazioni a livello personale e in più è un ragazzo molto generoso che si mette sempre a disposizione dei compagni ed ascolta attivamente i consigli.