Stefano Pellini a 360°: “La mia laurea, il Legnano e Pirlo”

Da sempre attenta al percorso di studi dei ragazzi, uno degli obiettivi de La Giovane Italia è quello di risaltare i calciatori che nonostante gli impegni legati al mondo del pallone, non rinunciano a portare avanti la propria carriera scolastica. Non tanto per la gioia che proviamo nel vedere un giocatore con la famosa coroncina in testa, ma perché un traguardo del genere può e deve rappresentare un esempio per tanti altri ragazzini che sognano con una sfera tra i piedi. E allora la storia di Stefano Pellini, centrocampista del Legnano, presente per ben quattro anni sul nostro almanacco, non può passare inosservata. Ma procediamo con ordine…

Stefano, parti dall’Accademia del Legnano e dopo alcuni anni approdi alla Juventus, quali emozioni hai provato quando hai capito che stavi per diventare bianconero?
“Sì, ho iniziato all’Accademia Legnano, poi sono passato alla Pro Patria e successivamente al Legnano, che ai tempi aveva la prima squadra in Serie C. Purtroppo il club fallì, così ho optato per la maglia del Varese. Fu un anno meraviglioso, decisivo per la mia carriera da calciatore, tanto che arrivò l’interesse della Juventus, l’estate in cui ho compiuto 14 anni sono partito per Torino, un sogno”.

Non hai mai nascosto la tua ammirazione nei confronti di Andrea Pirlo.
“Pirlo per me rappresenta il top del top, non solo perché abbiamo il ruolo in comune, ma anche e soprattutto perché credo che lui sia il centrocampista più forte di tutti i tempi; ce ne sono stati tanti altri di campioni, ma come lui nessuno. Ricordo ancora i brividi che provai al primo allenamento, in pratica il mio sguardo era sempre fisso su di lui. La palla magari era a sinistra ma lui si trovava dalla parte opposta, non c’era verso di restare concentrato, io osservavo continuamente lui. Un altro fenomeno da cui ho cercato di rubare con gli occhi è Paul Scholes, quando nella mia scheda La Giovane Italia ha inserito l’ex Manchester United nel ‘Chi ci ricorda’ per me è stato un onore”

Da bambino tifavi Inter, ma immagino che poi la Juventus ti abbia “rapito”, qual è la tua squadra del cuore?
“Sinceramente non tifo nessuno nello specifico, ho simpatizzato Juve quando ne vestivo la maglia ma a lungo andare mi appassiono alle squadre che propongono il calcio divertente. Il Napoli di Sarri, la Juve di Conte e anche il primo periodo di Allegri in bianconero sono stati i momenti in cui mi sono avvicinato di più a quei club. Per non parlare poi del Barcelona di Guardiola o il Liverpool di Klopp. Attualmente mi sta piacendo moltissimo il Sassuolo, De Zerbi è un grande allenatore che secondo me farà strada”.

Da marzo in poi questo maledetto Coronavirus ha stravolto le nostre vite e di conseguenza anche il mondo del calcio...
“E’ una situazione che nessuno si sarebbe mai aspettato, un periodo storico complicatissimo. Per questo è complicato prendere decisioni che possano accontentare tutti. Per quanto riguarda la Serie A credo che il campionato debba essere preservato a tutti i costi considerando l’immensa molte di interessi che ci sono dietro. Fermare la massima serie significherebbe arrendersi. Capisco che ci non vede il calcio di buon occhio possa insospettirsi, ma il sistema calcio in generale va tutelato. Al di là delle ingenti somme di denaro che smuove, non dobbiamo dimenticare che il pallone è importante anche da un punto di vista sociale, consideriamo che è lo sport più seguito e praticato in Italia e, soprattutto, non dimentichiamo che fornisce tantissimi posti di lavoro”.

Poche settimane fa hai raggiunto una grande meta, la laurea; un traguardo che purtroppo pochi calciatori riescono a raggiungere. Raccontaci
“Mi sono laureato all’Università Telematica San Raffaele in Scienze Motorie con una votazione di 98, il titolo della tesi è stato Il Mondo Movement Come Strumento Di Prevenzione, Riabilitazione e Performance nel Calcio. In questi giorni sto procedendo con l’immatricolazione alla Magistrale di Scienze della Nutrizione Umana perché voglio portare avanti il percorso di studi. Non ho ancora ben chiaro cosa fare in futuro, certo è che mi piacerebbe restare nel mondo del calcio, non so se come preparatore-nutrizionista o altro, non nascondo che mi attrae anche la carriera da allenatore, vedremo”

Rappresenti un vero e proprio esempio per tanti giovani calciatori, cosa ti senti di dire a questo proposito?
“Le percentuali di intraprendere una carriera importante da giocatore sono bassissime, per mille fattori, per cui bisogna sempre considerare altri percorsi. Non nascondo che dopo la maturità avevo pensato di lasciare anche io, è stato grazie a mia madre se ho deciso di iscrivermi a scienze motorie. Il primo anno l’ho anche preso un po’ sottogamba senza il fiato sul collo da parte dei professori. Ovviamente l’università è ben diversa dalle scuole superiori, hai più libertà. Nel tempo poi mi sono appassionato molto alla materia, alla voglia di sapere e conoscere. Quello che ci tengo a dire ai tanti giovani calciatori è che il tempo per studiare lo abbiamo, basta sapersi organizzare e avere voglia. Colgo l’occasione per ringraziare le persone che mi sono state vicine in questo percorso e tutti i fantastici tifosi del Legnano, nella speranza di toglierci grandi soddisfazioni insieme”