U17: alla scoperta del Modena dei record. Parola a Bernabei

Una qualificazione storica quella ottenuta dal Modena di Marco Bernabei, capace di raggiungere la fase finale del campionato, obiettivo che l’Under 17 gialloblù non raggiungeva dal 1974. Un traguardo storico che però adesso diventa un grosso boccone amaro considerando la sospensione definitiva dei campionati giovanili nazionali. Ma quanto fatto dalla compagine emiliana resterà indubbiamente nella storia. Un cammino vincente, maturato grazie ad un’impostazione del lavoro attenta e meticolosa da parte della società e, soprattutto, reso ancor più grande dal tecnico Bernabei. Attraverso le parole dell’allenatore scopriamo i segreti del Modena: “Abbiamo centrato le finali scudetto ma purtroppo il campionato è finito, com’è giusto che sia, spero che quanto imparato e costruito, tanto a livello tecnico quanto sotto l’aspetto culturale, rimanga come bagaglio personale dei miei ragazzi. Abituato ad allenare prime squadre, durante la preparazione ho capito che con i giovani bisogna parlare di meno in modo da non creare confusione. Bisogna intervenire sui concetti, non sull’esecuzione tecnica del gesto perché quest’ultima può essere allenata, l’aspetto concettuale è più complicato da plasmare”. Scendendo nei dettagli, il tecnico ci spiega alcune delle esercitazioni che propone alla sua squadra: “Diciamo che faccio appello anche ad altri sport per allenare i ragazzi, come ad esempio il rugby e quindi la costruzione della manovra in avanti ma con il passaggio all’indietro. O anche il gioco del tris, proposto anche dal Milan, che incide sulla psicocinetica. In generale non sono il classico allenatore che impone il proprio modulo, piuttosto che fissa degli obiettivi e dei concetti: palla in profondità, lato debole… Una volta imparato la teoria poi sta al singolo agire di conseguenza. Voglio giocatori pensanti, che sappiano mutare il proprio modo di agire in base alle circostanze. Un calciatore non può e non deve essere un soldatino che svolge il proprio compitino e basta, perché se poi si ritrova davanti un avversario diverso o una situazione inaspettata ecco che va in bambola – e prosegue – Condivido molto consigli e metodologie con i colleghi che allenano le altre categorie, al Modena si interagisce molto e questo non può che essere un modo di imparare sempre di più. Tornando alla mia squadra mi posso ritenere soddisfatto: molti dei miei ragazzi andranno a giocare nella Berretti il prossimo anno e quattro sono già nel giro della Nazionale”. Come detto, l’emergenza da Covid-19 ha stravolto le nostre vite e di conseguenza anche il mondo del calcio. Avrei voluto partecipare alla fase finale ma la federazione ha preso la scelta giusta. Mi auguro che venga trovato un vaccino. Concludo dicendo che, nonostante tutto, penso di essere il tecnico più fortunato d’Italia perché alleno la squadra che tifo e con lei ho raggiunto un risultato storico”.