Editoriale

Reggiani, Ahanor, Inacio: i nostri 2008 sono già pronti. Ma noi… lo siamo?

Share
Share

Ieri sera, nella cornice più esigente possibile, la Champions League, Reggiani ha vissuto la sua prima da titolare con il Borussia Dortmund. Non un debutto qualsiasi, ma 90 minuti pieni contro l’Atalanta, in una gara che per intensità, ritmo e peso specifico non concede attenuanti né alibi.

Schierato da Kovac come braccetto destro in una linea difensiva completata da Anton e Bensebaini, il diciottenne è rimasto in campo per tutta la partita, offrendo una prestazione solida, attenta, matura. Non si è limitato a “non sbagliare”: ha interpretato il ruolo con personalità, scegliendo tempi e letture con una lucidità che raramente si associa a un classe 2008 alla terza presenza in prima squadra. È un dettaglio che… dettaglio non è.

Il contesto conta. La Champions non è un laboratorio: è il miglior panorama possibile, il livello in cui si misura la credibilità di un progetto. E se in quel contesto un diciottenne gioca 90 minuti senza sfigurare, anzi convincendo, significa che la fiducia non è stata un azzardo ma una scelta ponderata.

La notte di Dortmund, però, non riguarda soltanto Reggiani. In panchina c’era naturalmente Ahanor, altro 2008 che conosciamo bene: oltre 20 presenze stagionali con l’Atalanta tra campionato, coppa e Champions. Continuità vera, non apparizioni simboliche. In attesa della cittadinanza italiana, ma già stabilmente dentro le rotazioni di un club che da anni lavora con coerenza sui giovani. E sempre nel Borussia c’era Inacio, tra i classe ’08 più interessanti a livello internazionale, protagonista ai Mondiali Under 17 e ormai aggregato in pianta stabile alla prima squadra. Il suo momento arriverà presto, perché quando un allenatore decide di portarti stabilmente in alto, la traiettoria è già tracciata. Tre nomi, tutti 2008, tutti inseriti in contesti di altissimo livello. E non sono nemmeno gli unici…

Camarda, ad esempio, sta vivendo una stagione “complicata” al Lecce, frenata dall’infortunio alla spalla. Ma il suo talento non è in discussione, nè tantomeno evapora per qualche mese di stop. Resta il più giovane esordiente nella storia della Serie A, andato inoltre vicinissimo dal diventare il più giovane marcatore della Champions League: primati che non si conquistano per caso. Natali, dopo le chiamate in prima squadra con il Leverkusen nella scorsa stagione, sta accumulando esperienza con l’AZ U21 nella Keuken Kampioen Divisie, il secondo livello professionistico olandese. Un percorso strutturato, progressivo, ben studiato. E poi Comotto, al primo anno di Serie B con lo Spezia, che sta maturando in un ambiente che negli ultimi anni ha saputo accompagnare la crescita di altri giovani. Il caso Pio Esposito, d’altronde, è lì a dimostrarlo…

Il punto, allora, non è stabilire se questa generazione abbia potenziale. Lo ha. E lo sta dimostrando non nei tornei giovanili, ma nel calcio vero. La domanda è un’altra: il nostro sistema è pronto a crederci fino in fondo? È pronto a concedere minuti, responsabilità reali e continuità? O andremo avanti ad affidarci alle solite coincidenze – un infortunio, una squalifica, un’emergenza improvvisa – per vedere un diciottenne in campo?

All’estero l’anagrafe pesa meno del rendimento. Se sei pronto, giochi. Se reggi, resti. È una cultura, prima ancora che una scelta tecnica. E la notte di Dortmund, con Reggiani titolare in Champions League, è l’ennesima conferma.

I nostri 2008 sono pronti. Forse lo sono più di quanto siamo disposti ad ammettere. La vera sfida, ora, non è scoprire nuovi talenti, ma avere il coraggio di valorizzare quelli che abbiamo già. Perché il rischio non è che non siano all’altezza: il rischio è accorgercene quando sarà troppo tardi.

Share
Related Articles
Editoriale

Il cuore del sistema è nei vivai: ma chi forma resta sottovalutato

Nel dibattito sulle criticità del calcio italiano si tende spesso a guardare...

Editoriale

L’Italia che vince esiste. Ma non è la Nazionale maggiore

In tanti ieri sera si aspettavano una risposta da noi de La...

Editoriale

Il Catanzaro si gode Liberali: una risposta chiara a chi non sa aspettare i giovani

C’è un filo sottile che lega il talento alla pazienza. E, spesso,...

Editoriale

Troppi stranieri, pochi italiani… Dorival ha ragione: il nostro è un modello in crisi

Le parole di Dorival Júnior non sono scivolate via come una dichiarazione...