Al Centro Tecnico Federale di Catanzaro va in scena una domenica di calcio autentico, dove l’assenza di obiettivi di alta classifica non ha minimamente intaccato l’agonismo in campo. A spuntarla è l’Avellino, che batte il Catanzaro per 1-3 al termine di una gara vibrante, decisa da giocate di altissima scuola e da una concretezza che ha fatto la differenza.
Il primo tempo: botta e risposta
L’avvio è folgorante per gli irpini: dopo pochi minuti è Nicola Barbera a rompere gli equilibri. Il numero 6 biancoverde si inventa un destro dal limite dell’area di rigore: una parabola velenosa, che si alza e si abbassa con una rapidità che sorprende Alex Maiolino, regalando al classe 2009 il suo primo gol stagionale.
Il Catanzaro non ci sta. Le Aquile reagiscono con rabbia e sfiorano il pari prima con Loria, che colpisce un legno clamoroso, e poi con D’Ippolito, che per centimetri non trova lo specchio della porta. Il pareggio giallorosso è però nell’aria e arriva allo scadere del primo tempo: Gabriele Loria (al suo 5° centro) sale in cielo su un assist perfetto di Leonardo Panelli ed esegue un terzo tempo cestistico, infilando di testa il meritato 1-1.
La ripresa: la zampata di Cazzato e il capolavoro di Angelino
Nella ripresa, il Catanzaro sembra avere una marcia in più, sospinto da un ritrovato slancio psicologico. Ma il calcio è cinismo, e l’Avellino ne ha da vendere. Su un lancio millimetrico di Palma, Antonio Cazzato riceve in area, difende palla con il fisico, si gira in un fazzoletto lasciando sul posto Qosja e scarica un destro potente sul primo palo: 1-2 e sesto gol stagionale per lui.
Il match si chiude con una perla che vale tutto lo spettacolo. Pietro Angelino, il leader tecnico e capocannoniere degli irpini, recupera palla a centrocampo, alza lo sguardo e vede il portiere avversario fuori dai pali. Non ci pensa due volte: il destro da centrocampo è perfetto, una traiettoria che si insacca dolcemente alle spalle dell’estremo difensore locale per il definitivo 1-3. È il suo 14° sigillo in campionato.
Il premio MVP non può che andare a lui. Il numero 10 ha giganteggiato al Centro Tecnico Federale. Oltre alla gestione lucida della manovra, ha mostrato una visione di gioco superiore che ha culminato nel gol da metà campo, una giocata d’alta classe che ha certificato la superiorità tecnica dell’Avellino. Con 14 gol in stagione, si conferma un giocatore di categoria superiore, capace di accendere la luce anche nelle partite più equilibrate.
Un successo, quello dei biancoverdi, che premia la capacità di soffrire e la qualità individuale, lasciando al Catanzaro la consapevolezza di aver lottato, ma di dover ancora lavorare per trovare quella solidità necessaria a capitalizzare la mole di gioco prodotta.