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Talenti e territorio: I segreti del Cesena di Fabrizio Faro

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Cesena, Faro, Casadei
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Dal percorso del classe 2009 Matteo Casadei alla libertà concessa ai ragazzi, passando per il delicato salto nel calcio dei grandi e per un’attività di scouting concentrata soprattutto sul territorio. Fabrizio Faro, Responsabile dell’Attività di Base del Cesena, racconta a La Giovane Italia la filosofia del settore giovanile bianconero.

Matteo Casadei è uno dei nomi più interessanti del settore giovanile del Cesena. Classe 2009, dopo aver iniziato la scorsa stagione in Under 17, il centrocampista è stato rapidamente spostato in Under 18, prima di affacciarsi anche alla Primavera e arrivare quest’estate al ritiro con la prima squadra.

“Matteo Casadei è un profilo sul quale crediamo molto. La scorsa stagione ha iniziato il suo percorso in Under 17, insieme ai ragazzi della sua annata, ma dopo appena un paio di settimane abbiamo deciso di coinvolgerlo in Under 18. È una scelta che facciamo volentieri con i ragazzi sotto età, perché il nostro obiettivo è soprattutto quello di favorirne la crescita e la formazione, anche a costo di anteporre questo percorso alla ricerca del risultato, della singola vittoria o del campionato.”

Una scelta precisa, dunque, quella di anticipare il confronto con categorie superiori: “Abbiamo deciso di spostarlo in Under 18 dopo poche settimane, con l’obiettivo di inserirlo in un contesto di livello più alto e quindi più competitivo, che potesse metterlo maggiormente alla prova. Nel corso della stagione, inoltre, lo abbiamo coinvolto in alcune occasioni anche con la Primavera, così da alzare ulteriormente il livello del confronto e delle difficoltà da affrontare.”

Il percorso ha portato anche all’esordio nel massimo campionato giovanile: “Il ragazzo difatti l’anno scorso ha avuto modo di esordire in Primavera 1, dove tra l’altro ha risposto anche molto bene a livello prestazionale”.

Fino al passaggio successivo, quello con la prima squadra: “Al termine della stagione è stato uno dei ragazzi che abbiamo ritenuto pronti per essere portati all’attenzione della prima squadra, che a sua volta ha avuto piacere di conoscerlo e valutarlo durante il ritiro. Così, quest’estate, Matteo ha iniziato il percorso con la prima squadra già a luglio, riuscendo anche in questo contesto a mettersi in evidenza e a farsi apprezzare dal nuovo staff tecnico. Anche noi stiamo imparando a conoscere il nuovo staff, che fin da subito ha dimostrato grande attenzione e sensibilità nei confronti dei giovani e del settore giovanile”.

Non solo nel calcio ma anche nella scuola…

Nel percorso di Casadei c’è però anche un altro aspetto al quale il Cesena presta particolare attenzione: la scuola. “Un’altra cosa a cui abbiamo sempre prestato particolare attenzione è il percorso scolastico. Matteo è un ragazzo che ha un rendimento scolastico di altissimo livello e riesce a conciliare impegni calcistici importanti, con quelli scolastici. Tra Primavera e le altre categorie lui aveva 4-5 impegni infrasettimanali, in più la partita del fine settimana, che talvolta comprendeva anche il ritiro”.

“Lui frequenta il liceo scientifico tradizionale, con dei risultati veramente importanti, quindi questo per noi ha un ulteriore significato e dà ancora più valore a quello che sta facendo questo ragazzo”.

Il Cesena e il territorio: “Ci sentiamo un po’ la Nazionale della Romagna…”

Casadei rappresenta però soltanto uno degli esempi di una filosofia più ampia. Il Cesena punta infatti in maniera importante sui ragazzi del proprio territorio.

Questa è secondo me una peculiarità del club, nel senso che l’obiettivo principale nostro è formare giocatori per la prima squadra, principalmente romagnoli”.

Faro utilizza poi un’espressione particolarmente significativa per descrivere il rapporto tra il club e il territorio:
Noi a livello di settore giovanile ci sentiamo un po’ “La Nazionale della Romagna”, ma non perché ce lo attribuiamo da soli, ma perché quando andiamo in giro sui campi percepiamo questo dai ragazzi e dai bambini”.

Il motivo è anche nell’entusiasmo che accompagna l’arrivo del Cesena sui campi della Romagna.
>“Quando arriviamo sul territorio e abbiamo la possibilità di presentare alle famiglie e ai ragazzi l’opportunità di entrare a far parte del nostro percorso, percepiamo sempre un grandissimo entusiasmo. Il fatto che sia il Cesena ad avvicinarsi a un ragazzo suscita grande interesse e partecipazione, a conferma del forte legame che il club ha con il territorio.”

Il talento non manca: “Serve più coraggio nel dare spazio e opportunità ai giovani

Uno dei temi più discussi nel calcio italiano è quello della presunta mancanza di talento. Una lettura che Faro non condivide.

“Io, da questo punto di vista, avendo avuto l’opportunità di lavorare anche in altri club, reputo il Cesena un po’ un’isola felice perché noi lasciamo la libertà ai ragazzi di sperimentare, di sbagliare, perché il settore giovanile è una scuola a tutti gli effetti”.

E proprio sul talento, il responsabile dell’Attività di Base è netto: “Io non sono d’accordo nel dire, quantomeno a livello giovanile, che ci sia una mancanza di talento. Piuttosto, credo che, guardando in generale al panorama calcistico italiano, serve forse più coraggio nel dare spazio e opportunità ai giovani“.

Esprimersi liberamente…

Il lavoro del Cesena parte dalla possibilità di esprimersi liberamente: “Nel nostro contesto cerchiamo di lasciare la massima libertà di espressione ai ragazzi proprio per sperimentare, per poter manifestare la propria indole calcistica”.

Una libertà che riguarda anche la componente tattica:

“Fino a certe fasce d’età noi non introduciamo particolari principi tattici, ci concentriamo più sulla tecnica individuale. Poi, una volta che si arriva a certe fasce di età più avanzata, ovviamente incominciamo ad inserire anche dei principi di reparto, di squadra e di collettivo”.

“Ai ragazzi va dato tempo e la possibilità di sbagliare…”

Il passaggio al calcio dei grandi, però, non può essere accompagnato dalla pretesa di ottenere immediatamente gli stessi risultati raggiunti nel settore giovanile.

“Mi permetto di aggiungere che i ragazzi vanno aspettati, nel senso che ci può stare che un ragazzo che si approccia il primo anno con i grandi abbia delle difficoltà. La realtà è che ai ragazzi va dato il tempo e la possibilità di sbagliare”.

Nessun modulo imposto: prima vengono le caratteristiche del giocatore

Un altro elemento della metodologia del Cesena riguarda il modo di intendere la tattica. Non esiste un sistema di gioco imposto a priori a tutte le categorie.

“Noi agli staff chiediamo di mettere i giocatori nelle migliori condizioni di esprimersi. Non abbiamo dato, degli input fissi standard. Il sistema di gioco deve quindi adattarsi alle caratteristiche dei ragazzi e non viceversa. Noi vogliamo mettere i ragazzi, come detto prima, nelle migliori condizioni di esprimersi e quindi di utilizzare i sistemi di gioco che li valorizzano”.

“Non siamo una società che si muove sul mercato in maniera prepotente. Se, ad esempio, hai come dogma il 4-3-3 ma non hai a disposizione degli esterni, è evidente che devi intervenire sul mercato per cercarli. Nel nostro caso, invece, preferiamo adattare il sistema di gioco alle caratteristiche dei giocatori che abbiamo a disposizione, scegliendo un modulo che possa valorizzarli al meglio.
>Abbiamo la fortuna di avere tanti giocatori di qualità, anche in ruoli che oggi sono meno diffusi o più difficili da trovare, come quello del numero 10, che soprattutto nelle prime squadre si vede sempre meno”.

“Il tatticismo lo lasciamo da parte per tutto quello che è l’attività di base, la pre-agonistica, quindi fino all’Under 14. Poi è chiaro che, dall’Under 15 in poi, incominciamo ad inserire i primi concetti che vanno ad espandersi fino ad arrivare alla Primavera. Le Primavere sono diventate delle piccole prime squadre”.

Da La Giovane Italia al Cesena: il percorso di Faro

C’è poi un legame particolare tra Faro e La Giovane Italia. Un rapporto nato proprio agli inizi del progetto.

“Questa è una cosa di cui mi fa piacere parlare con voi de La Giovane Italia. Al di là di quello che è stato il mio percorso da giocatore dilettante e quant’altro, la mia prima squadra è stata La Giovane Italia”.

Il primo incontro con Paolo Ghisoni è avvenuto durante il corso per osservatori di Coverciano.
“Ho avuto il piacere di partecipare alla realizzazione degli almanacchi che facevamo nei primi anni di attività. Ho conosciuto Paolo attraverso il corso da osservatore a Coverciano. Paolo presentò il progetto de La Giovane Italia lì. Un progetto che mi ha subito affascinato”.

Dopo il ritorno in Sicilia, Faro ha quindi contattato Ghisoni per iniziare la collaborazione: “Ho contattato in separata sede Paolo Ghisoni chiedendogli la possibilità di poter collaborare e quindi diciamo che la mia prima squadra, il mio percorso è nato con La Giovane Italia”.

Poi le esperienze professionali: “Ho avuto modo di lavorare anche per altri club come il Cagliari e il Monza. Questo è il mio quarto anno qui a Cesena come coordinatore del settore giovanile e responsabile dell’attività di base”.

Lo scouting resta centrale: “L’85% lo concentriamo sull’ambito regionale”

Il passaggio a un ruolo dirigenziale non ha fatto perdere a Faro la vocazione per lo scouting. Al contrario, il territorio continua a essere il principale bacino di osservazione.

“Noi a livello di scouting, dico una percentuale abbastanza alta, l’85% circa lo concentriamo su quello che è l’ambito regionale”.

L’obiettivo è essere presenti in maniera capillare sul movimento giovanile romagnolo.
“Qui, come detto, è fondamentale valorizzare i ragazzi del territorio. Cerchiamo di essere il più capillari possibili su tutto quello che è il movimento giovanile romagnolo”.

Un lavoro che passa anche dalle attività organizzate nel centro sportivo.
>“Per noi sono una bella opportunità per far respirare l’aria della casa del settore giovanile Cesena ai ragazzi del territorio, la cui stragrande maggior parte sono nostri tifosi. Poi chiaramente per noi sono un’opportunità di fare scouting soprattutto nelle primissime leve”.

La strategia parte dalla costruzione dei gruppi già nell’attività di base, con l’obiettivo di portarli fino all’attività agonistica, intervenendo se necessario, dove ci sono delle mancanze. Gli innesti servono quindi soprattutto a completare ciò che il territorio non è riuscito a offrire in una determinata annata.

Il dato dell’ultimo anno di Primavera: “circa 17-18 ragazzi provenienti dall’attività di base”

A chiudere il quadro sono i numeri della Primavera 2025/26, citati da Faro come esempio concreto del lavoro svolto dal settore giovanile.

“L’anno scorso la Primavera del Cesena, nella stagione sportiva 2025/26, vantava circa 17-18 ragazzi provenienti dall’attività di base. È, secondo me, un numero importante e significativo rispetto a quello di cui abbiamo parlato. Un’altra piccola parte dei giocatori era con noi da almeno due-tre anni, mentre soltanto quattro-cinque giocatori sono stati presi per completare l’organico. Quando competi in Primavera 1, che possiamo considerare la Serie A del campionato giovanile, per restare a quei livelli talvolta devi intervenire per colmare alcune lacune”.

Il modello raccontato da Fabrizio Faro parte quindi da una convinzione precisa: il talento va accompagnato, non semplicemente giudicato. Il Cesena prova a farlo attraverso il territorio, la libertà di espressione, la tecnica individuale e un inserimento progressivo nei contesti più competitivi. Con un obiettivo finale ben definito: portare più ragazzi possibili dal settore giovanile fino al calcio dei grandi.

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